Uno di Voi .

Ho iniziato questa pagina , questo Blog , postando qualche racconto di fatti ed avvenimenti che mi sono accaduti in quel meraviglioso mondo , Afro , freak , Baioso , dei ragazi coi capelli lunghi , in quei primi anni 80′ quando io , e tanti come me erano appena ventenni . Anni splendidi pieni di incommensurabile magia , la magia della giovinezza , della spensieratezza , del divertimento , quando ancora provavi stupore davanti alle cose belle che ti capitavano , quando non sapevi cosa volesse dire preconcetto , quando condividere era tutto . E lo sono stati credetemi anni buoni . Erano anni senza tecnologia , quella tecnologia che ci garantisce , oggi , piena connettività con le persone . Ho sempre pensato che la tecnologia equivalesse a dire progresso , innovazione , evoluzione . Ma è sempre stato così ? . Per un istante provate a pensare a come eravamo . Liberi .Liberi di parlarci ma dal vivo , seduti sul muretto del Columbus persi in lunghe e interminabili chiacchierate . Lì i sensi , tutti i sensi , si accendevano come non mai . E non ti perdevi nulla della vita che scorreva come un fiume in piena , come non ti perdevi gli sguardi delle persone che ti stavano attorno . Si perchè per comunicare dovevi guardare negli occhi le persone , occhi così belli ,così vivi , così profondi , occhi che racchiudevano tutto il mondo tanto che ti ci perdevi dentro a quegli occhi come tuffarsi in un mare profondo , infinito e caldo . E i suoni che ascoltavi con il senso dell’udito , le splendide inflessioni che ha la nostra lingua nei dialetti , i toni , alti e bassi , e le sonore risate . E poi ti dovevi toccare , ci dovevamo toccare per sentirci vivi , per amicizia , per giocare , per ridere , per scherzare , per amore . E usavi il naso per sentire gli odori che riempivano l’aria , quella acre delle canne , il Patchouly delle ragazze dal profumo cos’ deciso , l’odore salmastro del mare in piazzale Columbus, la nebbia umida della mia amata pianura d’inverno . Io ho voluto raccontare tutto questo , perchè rimanesse un segno del nostro passaggio nel tempo e nello spazio . Perchè non fossero persi per sempre quei momenti , quegli istanti così belli e così pieni di vita , la nostra vita . io non ho alcuna pretesa se non di scrivere quello che sento , quello che prepotentemente deve uscire fuori e dipanarsi sulla carta . Non ho nemmeno la pretresa di piacere , non devo certo essere io a pretenderlo . Certo non mi aspettavo di essere letto da tantissime persone in tutto il mondo ed è certo che questo invece lo devo alla tecnologia , alla rete ed ai Social ( ad oggi 57 paesi ) . Ma se oggi ho voluto scrivere tutto questo l’ho fatto per ringraziare i tanti ( più di 32000 pagine lette ed oltre 13000 visitatori in un semestre intenso ) che in questi pochi mesi mi hanno seguito con affetto e amicizia e con questa mia oggi vi ringrazio di cuore davvero sperando di emozionarvi ancora con i miei strampalati racconti con questa sete di scrivere che non si spegne mai ,con la voglia di narrare e descrivere un mondo che voce non aveva mai avuto . Uno di Voi
Purio

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Persi nella notte .Non Stop.


Un sabato di autunno come tanti . Alcuni di noi avevano deciso di andare su al Typhoon per il ” Non Stop ” . Stiamo in due auto a malapena tutti gli altri invece hanno deciso di andare al Chicago . Io Salgo sulla pandina Rossa del Bongo , con Lucone . Luca si siede davanti e io dietro e questo è già di per se una situazione quantomeno comica perchè in così spazio ristretto siamo stipati assieme al Bongo novello patentato , attaccato al volante in un groviglio di capelli lunghi .la Panda fa quello che può ma comunque arriviamo a Gambara nel primo pomeriggio . Entriamo . Al Typhoon ad un non stop noi bolognesi entravamo sempre . Dentro è affollatissimo come solito , la musica alta ti prende allo stomaco da subito . l’acre fumo che ogno tanto viene sparato in pista ti pizzica le narici lasciandoti un antipatico retrogusto di limone amaro . Il Laser compie magici disegni nell’aria alternato dalle strobo . tutto è magico in questo luogo , la musica, le luci , l’atrmosfera , le ragazze , noi. Ci lasciamo andare al ritmo incessante e pulsante della discoteca. Ritroviamo vecchi amici e amiche , si ride si chiacchera si esce in strada si va al bar Arci di fronte in un incessante andrievieni . All’ora di cena si mangia qualcosa al volo , se si trova , se non è già stato divorato dalla marea di ragazzi che affolla la via Mazzini a Gambara. Un panino ed una birra mica si pretendeva di più . E poi via veloci per tornare dentro fino all chiusura , insolita verso le 11.00 di sera . Qulla sera io , Luca , e Bongo alla chiusura ci ritroviamo in strada come solito con tutti i tiratardi del Typhoon . Ci avviamo tutti alle auto perchè come ovvio andremo a Gottolengo per trascorrere la notte , forse pure a dormire anche se alla Locanda , con tutte quelle camere promiscue , il bagno in comune , la notte passava più ad andare a trovare le ragazze , a mischiarci nelle camere anche solo per fare due chiacchere , per ridere e scherzare ,per tirare tardi fino all’alba . Il Bongo appena salito in auto ci dice ” Oh io non ho mica sonno , perchè invece di andare subito in locanda non troviamo un bar aperto e ci fermiamo un attimo abere qualcosa . Io e Luca annuiamo ” Bene ” dice il Bongo ” Cosi quando arriviamo alla locanda lo diciamo anche agli altri . Parcheggiamo la pandina vicino alla locanda . Il Bongo raduna un po di ragazzi e tutti quanti ci incamminiamo tra le viuzze del paese in cerca di un bar . Finalmente ne troviamo uno insolitamente aperto e lì ci mettiamo , ai suoi tavolini a ridere , a bere e fumare sigarette, tanto bere. La Notte incede profonda e buia . E mano a mano che i minuti e le ore trascorrono veloci molti , presi dalla stanchezza fanno ritorno alla Locanda. Finisce che rimaniamo io , Luca ed il Bongo . io sono praticamente addormentato col capo reclinato sulla spalla. Il Bongo mi sveglia scrollandomi ” oh Purio è tardi il bar chiude andiamo ” . ” Apro gli occhi impastati , mi duole il collo ” Oh ma che ora è? ” Boh !” mi dice Luca ” E’ tardi usciamo dai ” . Quando siamo in strada il barista rapido chiude e spegne il bar . Fuori è buio pesto e viene giu una pioggia fina fina . ” Ma che merda ” dico ” Pure la pioggia ” Mi giro intorno e non riconosco nulla di quello che ho attorno non so come orientarmi così dico ” Bongo ma adesso per tornare alla Locanda? ” Il Bongo si guarda in giro mi sorride e mi dice ” Boh ! che ne so proviamo ad andare di qua ” . Inizia il nostro pellegrinare tra le vie sotto l’acqua nel nulla più assoluto avvolti dal silenzio e dal buio rotto solo dalla luce dei lampioni . Camminiamo tutti e tre stretti nei nostri giubbotti con i capelli oramai bagnati che ci ciondolano in faccia , ridiamo oramai nervosamente a qualsiais cosa si dica , la situazione è surreale e divertente al tempo stesso . Ci siamo persi per Gottolengo . Dopo molto girovagare la pioggia cessa di tormenterci , siamo bagnati fradici. Finalmente inontriamo due signore in bicicletta . vanno al lavoro ci dicono , non sembrano stuoite più di tanto di vederci conciati così . Alla nostra richiesta di indicarci la Locanda ci danno le informazioni che cercavamo . Così dopo averle ringraziate , con le giuste indicazioni arriviamo alla Locanda . Tutto è buio e silenzio . Suoniamo . più volte. Finalmente la Signora ci viene ad aprire. Ci riconosce , ci fa entrare . Con gli ascugamani in qualche modo riusciamo ad asciugarci alla bell’e meglio , sono le 5 di mattina e mi butto distrutto sul letto della camera che avevamo prenotato . Il sonno arriva rapido. Il Non stop era anche questo , tempo speso solo a stare assieme agli amici , senza pretendere , senza pretese , senza limiti . Non stop .

Ritorno All’Arena


E finalmente è arrivato il momento , Sabato pomeriggio .Percorro l’autostrada nervosamente , mentre guido mi mangio le unghie della mano sinistra , lo so non dovrei , non è un gesto adulto ma non riesco a farne a meno . I ricordi mi tornano vividi mentre dopo più di 35 anni ripercorro il tragitto che facevo nell’83 per andare alla’Arena . Esco dalla A 13 all’uscita di Boara e mi ritrovo sullo lungo nastro di asfalto della statale che taglia a metà la sonnecchiosa pianura polesana . Parcheggio proprio davanti all’uscita dell’autostrada , davanti al Superstore Toys. Aspetto Cristiana , la figlia della Signora Polato che mi venga a prendere . Si perchè i ricordi sono talmente sfocati che difficilmente a Solesino avrei saputo orientarmi per andare all’Arena . Così grazie all’Aiuto di Cristiana , che seguo d’appresso sulla statale mi avvio verso L’Arena Disco . Attraverso il paese di Stanghella che si era oramai persa nel buio della mia memoria . Approdo finalmente a Solesino che noi attraversiamo in auto per poi infilarci in strette strade che si aprono inattese dalla grande piazza di paese dominata dall’alto campanile della chiesa. Arrivo senza quasi accorgermene davanti all’Arena . Ad attendedrmi c’è già la famiglia Polato al completo , ” Lollo” Michele garavello , Paolo Polato , e la mia amica Monica Bazzi . Sono emozionato e non serve nasconderselo . E lei è lì , l’Arena con la sua tipica e colorata entrata intatta come allora così come sono intatti i miei ricordi che cominciano a fluire prepotenti . Guardando a destra dell’entrata verso la stretta stradina stretta tra le casine fitte tutte affiancate le une alle altre , con i loro giardini ben curati , già rivedo il brulicare di noi giovani che arrivavamo anche da lontano per lei , per l’Arena , perchè un posto speciale se l’era conquistata di diritto tra le grandi Disco del periodo e di certo non sfigurava affatto di fronte a nomi allora più noti come il Chicago , il Cosmic , La Mecca o il Typhoon . La famiglia Polato mi aspetta davanti all’entrata e mi accoglie con grande affetto , ed è per me motivo di grande emozione ma vedo che anche loro sono molto emozionati e percepisco mentre mi parlano del passato tutto l’orgoglio per la loro creatura. Si perchè se l’Arena è stata quella meravigliosa discoteca Afro dei primi anni 80 lo dobbiamo alla loro tenacia e alla loro volonta di trasformare quella che era un luogo di ritrovo per il ballo liscio in un tempio della musica Afro . Ristrutturata in pochi giorni da una ditta specializzata di Modena , la bellezza della discoteca si percepisce ancora adesso nonostante le ferite del tempo trascorso . Mi fanno entrare dalle entrate laterali di sicurezza e la luce che filtra squarcia l’oscurità che avvolge tutta la struttura . Entriamo con lo stesso spirito degli esploratori , così ansiosi davanti a qualcosa che avevano cercato per così tanto tempo , con la consapevolezza di avere ritrovato qualcosa che aveva valore . Entriamo Con lo stesso timore reverenziale dovuto a qualcosa che tu ritieni sacro , quasi inviolabile , perchè è così e perchè lo senti dentro che qualcosa di te è rimasto sospeso in quei muri , in quella moquette , in quei luoghi che percorrevi da ragazzo . La mia attenzione viene attratta da un motivo disegnato per terra , e infatti riconosco la rosa dei venti che segnava il centro della pista , che stretta al cuore . Sì sono ritornato all’Arena . Dopo più di 35 anni sono ritornato dentro quel posto per me magico . Io e Lollo siamo emozionati e felici , percorriamo in lungo e in largo la struttura sull’onda dei ricordi . Qui l’entrata adornata dalla caratterstica moquette a scacchi colorati , con la biglietteria ed il guardaroba ,qua il bel Bar e dall’altra parte invece le scale che portavano alla consolle e più su alla galleria che dominava tutta la sala . Cerco di individuare un luogo che ricordavo ma non lo vedo . ” Ma non c’era una saletta appartata sotto la scala coi divanetti ? ” chiedo . La signora Polato ride divertita mentre mi ci accompagna .Il cuore prende a battere più forte , che emozione . Eccola la saletta è nascosta appena sotto alla consolle , lì si aprono due ampie stanze , ognuna delle quali si affaccia , da un lato , sulla pista e sono divise da essa solo da una grande grata di ferro lavorato . Ricordo bene i divanetti appoggiati alle pareti , le luci soffuse , il soffitto basso . Lo conosco bene quel luogo perchè le nuove coppie che via via si formavano all’Arena vi si rifugiavano per scambiarsi teneri baci , furtive carezze forse promesse d’amore . Ricordo due occhi , occhi tanto grandi da poterci annegare l’anima dentro e che racchiudevano , da soli , la bellezza di tutto il mondo . Accarezzo non visto quelle pareti , le saluto con lo spirito , ne percepisco l’essenza vitale che è rimasta sospesa al di là del tempo e dello spazio , lì in quel ristretto quadrato di pietra . Vorrei ripercorrere gli stessi passi che avevo percorso anni prima in quel luogo , per me ,così magico ma non posso , non devo , così me ne torno nella grande pista con i miei amici . Il ” pellegrinaggio ” procede in lungo e in largo all’interno della discoteca . Usciamo dall’Arena felici , con la nostalgia nel cuore . Non posso a questo punto non ringraziare con eterna e sincera gratitudine la Proprietà , tutta la numerosa e splendida famiglia Polato , per questa stupenda giornata , vissuta tra ricordi , nostalgie del passato e amici vecchi e nuovi . Mentre torno a casa penso con tutto me stesso che in fin dei conti lo spirto dell’Arena vive ancora , in me , in Lollo , in Monica , in tutti noi che l’abbiamo vissuta e amata e scusate se questo è poco.

Quando le cose capitano inaspettate ! Ritorno all ‘Arena Disco .

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Quando ho aperto questo Blog l’ho fatto principalmente per una mia necessità interiore . Avevo il bisogno di mettere nero su bianco i ricordi , le emozioni , i colori e persino gli odori e i sapori che mi arrivavano da quel passato così lontano , il mio passato di Baioso , che ora bussava insistenetemente alla mia porta ripresentandosi con tutta la sua potenza e nitidezza come se fossero passati solo pochi giorni e non così tanti anni . A questo punto ho deciso di scrivere ed aprire un Blog perchè volevo che anche in rete ci fosse una memoria tangibile di quello che siamo stati e seguendo un continum temporale logico di quello che siamo diventati noi oggi . Non avrei mai pensato che quello che ho scritto e che scrivo raggiungesse così tante persone . E credetemi siete tanti . Davvero tanti , e il mio cuore si riempie di gioia a leggere i vostri commenti , le vostre emozioni e il vostro sostegno e tutto questo mi spinge ad andare avanti su questa strada . Non avrei mai e poi mai pensato che sarei riuscito a suscitarvi tante emozioni , a toccarvi nel profondo del vostro cuore e per me , non c’è cosa più importante e bella di questa . Non avrei mai neppure immaginato di vedere come uno scritto un pensiero potesse anche riflettersi poi nella vita reale . Un giorno sono stato contattato su FB da Federico Polite , un abitante di Solesino , che ringrazio oggi di cuore , che mi chiedeva se io ero la persona che pubblicava i racconti sul Blog ” Siamo noi quelli del Typhoon ” . Alla mia risposta affermativa ha scritto che un mio racconto apparso sul mio Blog ”con il titolo , ” ARENA DISCO SOLESINO PADOVA ” , era stato condiviso sul Gruppo ” Sei di Solesino se ” ed era stato letto ed aprrezzato da molte persone tra cui i proprietari dell’Arena che sul gruppo stesso avevano espresso il desiderio di conoscermi e contattarmi di persona . Ovviamente ho accettato . Il Giorno che ho ricevuto la telefonata da parte della Sig.ra Polato , la proprietaria , è stato un momento , per me molto toccante . Ci siamo parlati col cuore in mano ed io non potrò mai ringraziarla abbastanza per le belle parole che Lei ha avuto per me . Emozioni tante emozioni che sono rivissute tramite le poche righe che ho scritto . La Signora Polato oltre essere una dei proprietari dell’ Arena ha lavorato come guardarobiera nella discoteca ed ha ancora tanti ricordi teneri e nostalgici di quel periodo e di noi ragazzi che affollavamo con la forza della nostra giovane età quella discoteca . Ci siamo parlati come si parlano due vecchi amici dopo tanto tempo e la Signora ha deciso di farmi un regalo bellissimo cioè realizzare un mio sogno seppellito nel cassetto . Si perchè io oggi andrò all’Arena , e dopo più di 35 anni varcherò di nuovo la soglia di questa magnifica discoteca e voi non potete immaginare come mi sto sentendo ora . Felice ed emozionato . Quindi a presto perchè vi racconterò tutto di questa giornata . Grazie a voi ragazzi che pazzamente mi seguite sempre con affetto .Un abbraccio
Andrea .

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Io e la ” Maria “

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Ho affrontato tanti argomenti in questo mio blog e , per mia precisa scelta , ho sempre parlato con franchezza di tutto quello che mi accadde in quel meraviglioso periodo che amo chiamare baioso , tra il finire degli anni ’70 e i primi anni 80′ . Per onestà di cronaca va detto che noi Baiosi non eravamo affatto degli stinchi di Santo e credo che a questo punto bisogna affrontare un tasto delicato che è il nostro rapporto con la Droga , e io credo che a questo punto vada fatto . Nel nostro giro la droga girava eccome , ne ho vista davvero tanta e tanta me ne hanno offerta . Ho visto l’eroina ” L’ Ero ” come la chiamavamo noi , distruggere e mangiarsi nel fiore degli anni , ragazzi e ragazzi , spesso amici cari , e il mio cuore sussulta ancora oggi ogni volta che ricordo i loro volti , i loro sorrisi , la loro sofferenza , la loro disperazione , la mia impotenza di fronte a qualcosa di molto più grande di me , le lacrime versate , i funerali . Io mi sono sempre ritenuto molto fortunato , primo perchè finii per frequentare una compagnia di ragazzi dove la droga pesante non circolava e in secondo luogo perchè non me ne fregava un cavolo , forse un po’ per indole e un po’ per educazione , di strafarmi in quel modo . Certo non si può dire che fossi uno stinco di santo . Non era certo il giro delle discoteche Afro un luogo di beatificazione angelica . le Canne me le facevo e se le facevano un poco tutti , tanto che mi misi a fumare le sigarette . Era normale se ti facevi le canne poi ti veniva naturale fumare . Diventai bravo a farmi i filtrini con il pacchetto delle sigarette , a ” rollarmi una canna ” usando le cartine , le famose ” Rizla Azzurre ” , a fare il picciolo alla fine della canna per poi bruciarlo con l’accendino . Poi da vero baioso la canna non me l’accendevo mai per primo perchè era considerato un gesto da maleducati . La canna si passava per definizione , la canna creava , strano a dirsi , condivisione e socialità , le lingue si scioglievano , i sensi si allentavano . E non era scritto da nessuna parte che dovevi passare la canna solo tra la cerchia dei tuoi amici , spesso anzi era bello condividerla con persone conosciute da pochissimo , fossero ragazzi o ragazze . Di fatto era un rito che serviva ad unire tutta la tribù dei Baiosi . Perlomeno io la vedevo e la vedo così secondo il mio modestissimo punto di vista. Fumavo un poco di tutto , dalla Maria , dolce e un poco nauseabonda almeno per me all’ hashish di varie qualità e provenienza , dal Marocchino all’Afghano che noi chiamavamo il ” Fumo ” . Devo dire che preferivo di gran lunga quella qualità che noi chiamavamo il ” Nero ” sopratutto quello bello e pongoso . Nel mio sperimentare fattanze non mi sono sottratto alle botte che mi assestava l’olio di Hashish quando ne trovavo . Che belle fattanze . Era così , non rinnego affatto nulla , e sì lo erano davvero delle belle fattanze . E poi c’era il” Chilum ” cavolo che botte che tirava . Mi ricordo un mio amico che ne accese uno a grandi boccate. Io lo vedevo strabuzzare gli occhi ed arrossire fino a quasi diventare paonazzo , mentre buttava fuori il fumo dalle narici come se fosse una ciminiera di una locomotiva a vapore . Ricordo che quando me lo passò io gli chiesi ” Oh ! ma come ti senti? Come va? ” e lui mi rispose con una espressione un poco ebete ” Oh ! è Pesissimo , pesissimo ” quasi a rimarcare la botta che aveva preso . E io che stavo fumando mi andò il fumo di traverso e incominciai a ridere e tossire convulsamente fino quasi a strozzarmi . Con il ” Fumo ” ho provato di tutto , dalle torte fino al famoso Te . Una volta con Zanna ed il Biccio , nella primavera del 1982 , ci fermammo in un bar di paese , eravamo già ad un discreto grado di cottura e mentre Zanna guidava la sue Dyane gialla verso il Chicago , non so nè come nè perchè ma ci venne la malsana idea di bercelo tutto il fumo che avevamo comperato . E come ? Ma facendoci un bel te al bar , uno a testa , sbriciolandoci dentro tutto il fumo che avevamo per poi berlo il magico intruglio tutto d’un fiato . Sulla strada per Baricella ci fermammo al primo bar di paese che incontrammo . Zanna si avvicino al bancone con piglio sicuro ” Per piacere ci fa tre te caldi ” . ” Il barista che stava in quel momento leggendo ” Stadio ” il giornale sportivo di Bologna alzò lo sguardo stupito , si tirò su gli occhiali e incominciò a squadrarci con sospetto dalla testa ai piedi . E’ certo che tre ragazzoni belli cresciuti un poco trasandati e con i capelli lunghi che chiedevano , in una calda serata di maggio , un te caldo avrebbero indotto chiunque al sospetto . ” Sicuri ? tre te caldi ? ” . ” Si rispose deciso Zanna ” . Il barista si mise ad armeggiare dietro il bancone per prepararci tre bei te caldi caldi . Quando Furono pronti il barista ce li portò al tavolino del bar dove noi ci eravamo accasciati in attesa della calda bevanda. Zanna tiro fuori tre stecche che avevamo pagato trenta sacchi , diecimilalire a testa , e incominciò a sbriciolarle con perizia , una stecca in ogni tazza . Incominciammo quindi a mescolare con i cucchiaini l’intruglio ed il te assunse una strana colorazione brunoverdastra intorbidendosi notevolmente. Al barista non erano sfuggite le nostre strane manovre . ” Cosa cavolo ci mettete dentro zio prete ? ” . ” Tranquillo solo un robusto dolcificante ” rispose Zanna sorridendo . ” Mi pigli per il culo ? ” ribadi il barista che oramai aveva capito cosa stavamo combinando . ” bevete veloce quella roba e poi fuori dalle palle o chiamo i carabinieri ” . Non ce lo facemmo ripetere una seconda volta , tracannammo in poche sorsate l’intruglio divenuto terroso ed uscimmo a razzo dal bar dopo aver pagato i tre te. La lingua era legatissima ed il sapore che mi era rimasto in bocca orribile come di fango bagnato . Ben presto gli effetti si fecero sentire e quando arrivammo al Chicago la fattanza aveva presa il sopravvento tanto che di quella serata io ricordo veramente poco ma in fondo forse è meglio così . Che risate però che facemmo , tante e ripetute , quello sì lo ricordo . Noi Baiosi in fondo eravamo così : un po’ briganti , un po’ guasconi e a volte anche tanto ingenui e provinciali ma eravamo veri , veri anche nel nostro modo di sballare , veri anche nel nostro modo di sbagliare . I nostri errori , i miei errori io li ho pagati tutti fino in fondo ed alla vita ,la mia vita io non devo nulla . Oggi , di quel periodo , mi rimangono i ricordi , tanti ricordi a volte meravigliosi a volte dolorosi , ma sono i miei e ne sono geloso . A volte mi scende una lacrimuccia e mi faccio prendere un poco dalla malinconia ma poi mi consolo e sorrido tra me ripensando a tutti quei momenti che , buoni o cattivi che fossero mi hanno reso l’uomo che sono ora. E di questo ne vado orgoglioso credetemi .

3 Settembre 1983

Noi Bolognesi trascorremmo quasi tutto il mese , come solito a Riccione , dividendoci praticamente tra Columbus e Mecca . Era come una antica tradizione e andava rispettata. Nelle ultime serate di quella calda estate al Columbus , assieme ai saluti e ai commiati con i vecchi e nuovi amici , si incominciava già a prendere accordi su quando e come ci saremmo rivisti e sopratutto dove . Per noi Bolognesi la prima tappa che avrebbe segnato la riapertura della stagione delle discoteche al chiuso era il Non Stop del Typhoon . Quello del sabato 3 settembre Io lo ricordo bene quel sabato , cosi caldo e assolato , ancora estivo , a Gambara . Ci andai con la mia adorata R4 Gl Beige , con Franco e Romano. Parcheggiai lungo la via Cavour assieme al Mauk che aveva un Cx blu ed altri della mia compagnia. la via Mazzini era affollatissima e piena del vociare allegro e spensierato di tanti ragazzi e ragazze . Noi Bolognesi ci siamo dati come solito la punta davanti all’entrata del Typhoon e difatti ci siamo tutti . Io ,Franco, Romano,Bongo, Mauk ,Lucone, Bibendum,Marietto,la Silvia, la Monica,Cesare e via via tutti gli altri. Dopo i saluti di rito e dopo aver verificato che ci siamo tutti entriamo. Ad un apertura dopo lo stop estivo era obbligo entrare per noi era impossibile restare fuori .Si perchè noi dovevamo assolutamente entrare per poi farci trasportare dalla musica e ballare. Una delle cose del Typhoon che mi ha sempre colpito era la stretta porta, la porticina,come amavo chiamarla io. Quella stretta porta blu, che separava il mondo reale dal mondo onirico ,dal sogno,mi metteva in contatto con una dimensione a me nota fatta di luci ,colori ,volti sorridenti,amicizia ,e dove la musica ritmava il tutto con il suo incessante pulsare. Il Typhoon era vivo e tutti noi eravamo la sua anima .Entrare e non ballare era impossibile . Ricordo che mi lasciavo trasportare dalla bellezza della musica che Beppe mixava dalla consolle mentre le luci danzavano assieme a me . Spesso il mio sguardo era attirato ed affascinato dall’ imponente statua del dio RA ,il dio del sole ,dalle cui braccia tese partivano i raggi del laser che attraversando lente volute di fumo colpivano le grandi palle dai mille specchietti che ne rifrangevano i raggi in mille punti verdi .La sala è piena ma non essendo poi cosi grande presto ci ritroviamo tutti assieme, noi Bolognesi e tanti ragazzi e ragazze di altre parti con cui ci mischiamo in amicizia vera. Dopo le appena trascorse vacanze al mare rigorosamente a Riccione il che voleva dire Columbus e Mecca ,è bellissimo incontrarsi di nuovo tutti quanti. L’apertura era un evento a cui non si poteva proprio mancare. Il bello Poi del Non stop era che uscivi e ti ritrovavi nelle stradine di Gambara magari per andare in un bar a bere qualcosa , e allora era tutta una fermata per salutare qualcuno , per cercare magari un volto caro . Era come essere immersi in un caldo abbraccio continuo fatto di volti sorridenti e giovani . Il tutto continuativamente per tutta la giornata .

Poi la sera era d’obbligo trasferirsi a Gottolengo . All’ ora di cena tutta la compagnia di Bologna assieme a tanti altri ragazzi e ragazze si spostava in trattoria . Il momento conviviale era sempre molto bello. Lunghe tavolate colorate di bei ragazzi stanchi ma felici. Risate piene ,allegria e gioia trasfusa a piene mani . Il vino rosso e la birra ci scioglieva la lingua mentre condividevamo tutti il cibo con amore . C’era un che di magico, sempre in tutte le cose che facevamo .Ma c’era anche una sensualità calda e piena che pervadeva i ragazzi come le ragazze . E’ proprio in questo momento unico che si decidono le camere ,con chi dormire ,e dove .Lì si formano le coppie,nascono nuovi amori o vi si consolidano.Ricordo che quella notte in una cameretta eravamo credo in 4 o 5. Io finii per dormire su uno scendiletto puzzolente steso sul pavimento vicino al Mauk e a Romano. nessuno di noi dormì di fatto e ricordo che ridemmo in maniera convulsa per quasi tutta notte. La mattina con gli occhi gonfi di sonno era normale farsi un caffè ed assostere curiosamente alle furiose partite a carte che stranamente avvenivano nel bar della locanda antico rito strano.Ma non c’era certo tempo per fermarsi pechè noi Bolognesi partivamo presto per trasferirci al lago e trascorrere la Domenica lì a Desenzano . Fu una giornata bellissima .Oramai è un ricordo un poco sbiadito , mi rimangono le foto e le cartoline di quella magica giornata , ma l’ho vissuta bevendola fino in fondo , solo questo importa oramai e se anche la nostalgia ti assale mi lascio andare al ricordo struggente perche ancora il mio cuore batte forte nel petto e emozionandomi mi sneto vivo come non mai .

L’Afroraduno al Palasport di Rimini

Una sera come tante al Columbus . Primi giorni di agosto 1983 . Noi Bolognesi ciondoliamo pigramente attorno al muretto del Columbus . Una banda di ragazzi e ragazze super affiatati , uniti da qualcosa di unico ,che si muovevano sempre assieme , mai contaminati da screzi o diverbi insanabili . Dividevamo sempre e volentieri quel poco che avevamo . Sempre allegri , sempre in cerca di divertimento a volte fine a se stesso , certo , ma frutto dei nostri giovani anni che poco chiedevano in fondo per stare veramente bene , ragazzi, senza grilli per la testa , per nulla propensi all’alcool ed alle droghe pesanti . Con questo non dico che non abbiamo fato le nostre brave cazzate , anzi ne abbiamo fatte una marea ma eravamo , a modo nostro unici , perfettamente aderenti al nostro essere Emiliani , un porto di mare sicuro dove attraccare , noi accoglievamo tutti e tutti accoglievano noi . Quella notte Io , Bongo e Lucone stavamo discutendo mollemente appoggiati al muretto , lì al Columbus . ” Allora Luca è poi vero che parti domattina ? ” domandai . ” Si devo fare un salto a casa “. ” Ma poi torni ? ” ” No non so ” Mi dice Luca mentre fumava una sigaretta . Poi si gira verso di me e mi guarda con quello sguardo sottile , particolarmente intenso , occhi che racchiudevano un mondo intero . “Vado giù in moto , e viene anche Claudia con me le devo dare un passaggio, torna a casa anche lei ” . Sorrido malizioso ” Ah ! ho capito ” . ” Ma no Purio la accompagno a casa e stop , e solo un’amica , dice che deve tornare a casa anche lei ” mi risponde Luca divertito . Frattanto il Bongo si intromette nella discussione . ” Domani pomeriggio c’è l’Afroraduno al Palasport di Rimini . Che facciamo? Zio Boh ! Luca dovevi proprio andare via domattina? ” Luca annuisce mentre butta via la Paglia . ” Noi che facciamo mi chiede Bongo? ” ” Ah bella domanda gli rispondo , ” Entrare costa un tot e almeno io di soldi ne ho proprio pochi , magari andiamo davanti all’entrata e poi vediamo . Intanto avvisiamo tutti gli altri ,” . Il radunarsi a fine serata era un obbligo per tutti noi . Si decideva cosa avremmo fatto il giorno dopo, dove saremmo andati , il come e il quando . Avevamo tutti cronicamente pochi soldi e quando hai pochi soldi non è difficile prendere decisioni del tipo ” Intanto andiamo davanti all ‘entrata dell Afroraduno e vediamo chi c’è , poi vediamo se entrare o meno ” . La notte io e Franco rientrammo al Camping Fontanelle per dormire nella mia tendina canadese da 2 posti . Alle prime luci dell’Alba l’aria era già irrespirabile per cui madidi di sudore ci toccò come solito fuggire dalla tendina. Visto che eravamo svegli ci recammo al bar del Camping per fare colazione. Fruit stropicciata addosso , slip mare , ciabatte e stop . Ed è in questo stato con i capelli arruffati lo sguardo insonne , che ordiniamo la solita colazione . Un cappuccino e due bomboloni alla crema con lo zucchero a velo sopra . Per noi un sogno , magri e sempre affamati come eravamo . Consumiamo il pasto ai tavolini del bar senza quasi parlarci . Il coma è totale e ci vuole il tempo che il caffè e lo zucchero faccia effetto per rimettere in moto il cervello . Appena connettiamo torniamo in tenda ci buttiamo addosso i pantaloncini di jeans corti , pigliamo le vespe e andiamo al Columbus. Tanto siamo sicuri di beccare tuttti lì. La giornata trascorre lenta e pigra , come solito . Tutti aspettano il momento di andare all’Afroraduno . Faceva un caldo pazzesco e il sole incendiava tutto il lungomare. Nel Primo pomeriggio sfidando la caldana ci rechiamo al Palazzetto dello sport di Rimini. Fuori c’è già un sacco di gente , si sente la musica , la Nostra musica . Ci mettiamo vicino all’entrata vicino alla biglietteria un poco all’ombra , li sul cemento l’afa si fa soffocante . Iniziamo a chiederci cosa fare . Entriamo , non entriamo ? . Mentre siamo lì che bighelloniamo , io vedo una figura in moto che a fatica si fa largo tra i ragazzi affollati nel piazzale . Io incomincio a sbracciarmi per attirare la sua attenzione . ” Ehi ! ma quello è Luca ma che cavolo ci fa qui? ” Finalmente Luca vede la mia figura che si sbraccia tra la folla e dirige la moto verso noi. ” Che ci fai Luca ? chiediamo curiosi ” Sono arrivato a casa , ho sbrigato quella faccenda che dovevo fare, ho portato a casa Claudia e poi le ho detto che tornavo subito dai ragazzi perchè c’è l’Afroraduno . Mi sono fatto a razzo il viaggio di ritorno per essere qui . Quando sono arrivato all’imbocco del piazzale mica ci credevo che vi avrei trovato e invece…” Mentre siamo tutti intorno al nostro centauro Marcello ci chiama . Uno dei ragazzi che lavora nell’organizzazione dell’evento ci ha riconosciuto . ” Siete i Bolognesi voi” ” Si rispondiamo quasi in coro . ” Beh ma non entrate ? come si fa a fare un Afroraduno senza i bolognesi ? ” ci incalza il ragazzo dell’organizzazione. ” Be ma non abbiamo mica i soldi ” gli dico . Lui ci guarda con un sguardo furbo e ci dice ” A questo si può risolvere, venite mo con me che vi faccio entrare da dietro” . Così seguimmo in fila indiana il ragazzo che ci fece entrare nel palazzetto da un entrata secondaria , di servizio , dietro le transenne che delimitavano gli ingressi. ” Ecco ragazzi ” ci disse ” divertitevi ” e sparì rapido come era apparso. Ci guardammo tutti in faccia e scoppiammo a ridere . ” Hai visto la,potenza di essere di Bologna” Disse il Bongo divertito . Dentro nonostante il caldo asfissiante era tutto affollato e la gente ballava in ogni angolo. Io mi misi a fumare una camel accanto a Lucone . ” Be Luca sono contento che sei venuto ” dissi . ” potevo mancare oggi ? ” mi disse sorridendo . ” No non credo ” replicai . Uno fianco all’altro fumavamo persi nei nostri pensieri guardando la marea di persone che come un mare in tempesta si alzava e si abbassava al ritmo incessante della musica Afro . Si era bello esserci , esserci era tutto , il resto poteva, per una volta, aspettare.

UN GIORNO A DESENZANINO

Dopo avere trascorso la nottata in un campo di granoturco nei dintorni di Gambara l’ alba ci coglie con gli occhi gonfi e pesti di chi non ha affatto dormito . Si perchè da veri geni quali noi tre eravamo , andarsi a coricare ai piedi di un campo di granoturco si rivelò la scelta meno azzeccata tra quelle disponibili . Si perchè appena noi ci coricammo nei sacchi a pelo fummo letteralmente invasi da torme di insetti . Chi ti camminava , addosso , chi ti volava nelle orecchie , chi ti strisciava sulla pelle , insomma un calvario che durò incessantemente tutta la notte . A nulla valse spostarsi dal luogo dell’infestazione perchè gli insetti tornavano ancora più decisi a non lasciarci dormire e a nulla servì sacramentare con il Cielo . cosi Gonfi e pesti di sonno tornammo a Gambara per fare colazione. Allora io fumavo per cui dopo avere ingurgitato un paio di paste e bevuto un caffè lungo bello forte me ne stavo fuori dal bar pensieroso a fumarmi una meritata paglia . Franco ed il Bibendum che aveva offerto la colazione mi raggiunsero . Me ne stavo assorto nei miei pensieri quando Paolo irruppe con la sua voce limpida . ” Oh allora andiamo al Lago , ? ” ” Io annui guardando un punto invisibile sopra i tetti delle case mentre espiravo una grossa boccata di tabacco. ” Ok andiamo pure ” disse Franco . ” Andiamo a Desenzanino ? ” incalzò il Bibendum . ” Invece di acconsentire obiettai ” perchè a Desenzanino ? a me piace più Lazise .” ” Cazzo te frega Purio Desenzano è più vicino e c’è uno straccio di spiaggia anche se con la ghiaia , dai è più carino ” mi incalzò Paolo ” . ” Lazise ” affermai con tono deciso . ” Ma Purio a Lazise non ci sarà nessuno , il Cosmic è chiuso e chi ha partecipato all’Afroraduno andrà a Desenzanino ” disse Franco . ” Io sapevo che Franco e Paolo avevano ragione ma in quel momento volevo divertirmi un po’ a fare il cagacazzo così attaccai . ” Si tutto bello e avete di certo ragione ma Lazise è in Veneto ” ” E allora? ” Mi guardò interrogativo il Bibendum che di certo si stava chiedendo dove volessi andare a parare. ” E allora un cazzo , Lazise è in Veneto ” ripetei serio ” ” Ma va a cagare Purio ” mi disse Bibendum . Al va a cagare non ce la feci più a trattenermi e mi misi a ridere di gusto . ” Purio vai a cagare “. Ripetè sorridendo il Bibendum . Ci mettemmo a ridere tutti e tre di gusto mentre il sole di Luglio ci abbracciava già con tutto il suo calore . Del resto non avevamo altro da fare che divertirci con un pizzico di ironia . Il prendersi troppo sul serio non faceva parte certo del nostro Dna baioso . Così saltammo sulla Ford di Franco e ci avviamo verso il Lago . ” Chissà che casino che ci sarà oggi a Desenzazino ” dissi ridendo . ” frena qua la macchina Franco che lo butto fuori così se la fa a piedi ” disse Paolo cercando di darmi un lopez sul braccio . Io ridevo oramai senza trattenermi . Arrivammo a Desenzanino in tarda mattinata . Faceva un caldo pazzesco , il sole alto sullo zenit inondava di luce accecante la marina. Io ho sempre odiato il sole tantomeno abbronzarmi , così mentre Paolo e Franco si davano un grandaffare con alcune ragazze conosciute al raduno io andai a mettermi più distante , sotto un albero , a fumare . Mentre tiravo grandi boccate di fumo , cercando riparo dalla calura che faceva riverbero sulla linea dell’ orizzonte del lago , mi misi ad osservare i miei amici e le ragazze . C’era tanta vita e gioia di vivere in tutto quello che facevano , ridere , scherzare , inseguirsi per poi prendersi , forse anche perdersi e certo quel panorama invogliava a farlo . Lo so , pensai , avrei dovuto essere con loro a ridere ed a scherzare , ma stranamente mi accorsi che non ne avevo affatto voglia . Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che se sei fortunato qualcosa accade . Qualcosa che non hai scelto tu sulla quale non hai alcun controllo ed allora non hai che due alternative fuggire o lascarti andare. Io non mi lascia andare , così la persi , ed ora me ne stavo in disparte con il cuore spezzato cercando di dare un senso quando non c’era niente che potesse dare un senso alla realtà . Qualcosa ti si era appiccicato nel profondo del tuo Io e da lì non se ne voleva andare via e , per quanti sforzi io facessi ,mi riportava sempre indietro al punto di partenza . Ad un tratto mi accorsi che il Mauk mi si era seduto vicino . ” Come va mi disse ” ” Tutto bene ” dissi ma avrei voluto dire di merda . Buttai via il mozzicone di sigaretta . ” Io ho fame ” disse Mauk ” andiamo a mangiare qualcosa . ” Va bene ” dissi , così lasciammo la marina di Desenzanino . mentre camminavamo lungo il Lungolago nessuno dei due parlò . A me andava bene così . a volte , con alcune persone , ma solo alcune , non c’era affatto bisogno di raccontarsi le cose , di parlare , perchè il silenzio raccontava già tutto . Essere amici comportava anche questa comunanza di sentimenti ed il sentire empatico era già sufficiente a lenire il dolore. ” ” Mangiamo pesce ? ” mi disse Mauk . ” Perchè no ” dissi io ” Si vive una sola volta no ? e tanto paghi te ” e lo dissi ridendo . E così entrammo in un ristorante tra gli sguardi riprovevoli dei camerieri ” Oh Mauk dici che ci cacciano? ” ” Ma che ci cacciano i soldi aprono tutte le porte dai retta a me Purio ” mi rispose il Mauk e ridendo ci accomodammo per mangiare. Per un po di tempo smisi di pensare e credetemi non fu poca cosa davvero.

I Baiosi . Nomadi per scelta .

Noi Bolognesi non stavamo mai fermi , stare fermi non era proprio nel nostro Dna di baiosi eravamo sempre in giro tutta la settimana . Del resto gli accordi con mio papà erano stati chiari . ” Te durante il giorno studia , vai all’Università , dai esami e porta a casa buoni voti e per il resto fai come vuoi tu , usa la testa e non deludermi perchè io mi fido ” così mi diceva Papà che mi aveva sempre difeso da tutto e tutti , parenti compresi , perchè portavo i capelli lunghi , perchè frequentavo i capelloni , perchè andavo in luoghi di perdizione estrema dove la droga scorreva a fiumi , perchè mi facevo i cazzi miei . Papà mi dava fiducia e io lo ricambiavo dandogli esami , ottimi voti e davvero pochi problemi . Questo però non mi impediva affatto di divertirmi tantissimo con i miei compagni di avventura . Noi bolognesi incominciavamo a vederci il martedì sera per andare al Ciak e per proseguire poi nei giorni sucessivi in un crescendo di discoteche tutte belle e tutte diverse , Ciak , Arlecchino,tutti i mercoledì , Chicago , Mecca , Arena Disco , Cosmic , Typhoon , e chi più ne ha più ne metta in un vortice di luoghi , incontri , amicizie , amori , davvero senza fine . Si può dire tutto dei vent’anni ma non certo che non disponi delle energie vitali giuste per affrontare una vita nomade senza soldi , senza comfort come quella Baiosa . Non avevamo i cellulari eppure ci incontravamo dove ci davamo appuntamento , non ci facevamo i selfie ma eravamo belli ugualmente anzi forse più belli senza quei filtri del piffero che usano oggi per farsi fighi .Usavamo spesso l’auto che passava il convento che per me era una orribile 124 verde bottiglia . Non dormivamo in letti comodi e stavamo sempre sotto le stelle , eppure ci sentivamo felici ed eravamo col sorriso sulle labbra . Spesso quel poco che avevamo lo dividevamo con gli altri e anche con gli sconosciuti , non avevamo preconcetti viziosi o pregiudizi insensati . Si eravamo una tribù meravigliosa . Non conoscevamo il bullismo tra di noi, non ci mettevamo mai le mani addosso , non escludevamo nessuno a priori perchè credevamo nell’inclusione , nell’amicizia , nella comunione tra persone . Non ci lamentavamo nemmeno del caldo , c’era e basta perchè non sapevamo nemmeno cosa fosse l’aria condizionata .Vivevamo in un meraviglioso sogno , una promessa di vita , una Eldorado conosciuto solo a noi ,come popolo eletto , custodi gelosi dei segreti del tempio di Chicen Itzà e della via per la felicità terrena , adoratori feticisti delle nostrte sacerdotesse vestite con pantacalze in licra che lasciavano scoperto l’ombelico . Eravamo una tribù stupenda e meravigliosa che viveva in un mondo magico che nessuno ha voluto raccontare. Fino ad oggi però . Quindi un eccellente pretesto per pescare dal mio consunto libro dei ricordi per tediarvi con queste mie .
Un tardo pomeriggio di una Domenica di settembre dell’82 di ritorno dal Panda con il sole già basso sull’Orizzonte io e Franco riaccompagnavamo a casa due belle ragazze di San Giovanni in Persiceto . Io sedevo davanti e Franco dietro . In verità con la ragazza che mi stava di fianco , la Stefy stavo già insieme da più di una settimana. Alta mora carnagione ambrata Stefy era una bella ragazza dai grandi occhi neri e le labbra carnose. Aveva un carattere solare , piena di voglia di vivere ed era un vero peperino . Ci eravamo conosciuti sul finire d’agosto una domenica sera , al mio rientro dal mare dopo un fine settimana passato da me e Franco tra Columbus e Mecca. Quella Domenica sera stanchi ma non ancora appagati Io e Franco decidemmo di fare un giro al Ciak . Appena entrati fui attratto da un gruppo di ragazze che ballavano a bordo pista dal lato dell’entrata . La Stefy era tra loro , e stava ballando muovendosi sinuosa come un felino mentre i suoi lunghi capelli lisci castani danzavano con lei. Tutto mi colpi di lei ,rimasi un bel po’ di tempo ad osservarla ballare con le sue amiche dalla parte opposta della pista rispetto loro . Feci notare le ragazze a Franco e gli dissi che qualla ragazza , mora , alta mi piaceva . In quell’ istante sentii che dovevo fare qualcosa, dovevo conoscerla . Mi ricordo che guardai Franco e dissi ” io vado ” e così feci . Così la avvicinai mentre ancora ballava sulla pista con un’ amica .Non ricordo che cosa le dissi all’orecchio ma doveva essere una cosa carina e divertente perchè ricordo che la Stefy rise di gusto . Incominciammo poi a parlarci fittamente . Lei e la sua amica che mi presentò smisero di ballare. Ci sedemmo quindi sui divanetti vicino alla pista e la Stefy mi presentò tutte le sue amiche . Io presentai a loro Franco . Rimanemmo tutti assieme fino alla chiusura del Ciak. Mi ricordo che la Stefy mi colpì perchè ,oltre che essere molto carina era vestita come una baiosa . Ed in effetti la Stefy mi confessò che andava spesso al Panda ed al Chicago . Fu proprio al Chicago , il sabato sera sucessivo , che io e la Stefy ci demmo il primo bacio su al buio della galleria . Al Chicago la Stefy venne accompagnata da una sua amica di San Giovanni , baiosa pure lei molto carina , di nome Cinzia .A Cinzia Franco piacque fin da subito ma essendo molto timida faceva fatica a farsi notare così il sabato sucessivo dopo che io e la Stefy ci eravamo messi d’accordo per andare assieme al Panda con la mia macchina passandola a prendere da casa , la Stefy mi pregò di portarmi dietro Franco perche alla Cinzia , Franco piaceva molto e la Cinzia sarebbe stata assieme a lei quella domenica pomeriggio . Così accadde e come concordato quel pomeriggio passai da Castelmaggiore per prendere Franco . Poi passammo a prendere le ragazze come d’accordo a San Giovanni davanti alla casa della Stefy . Passammo un pomeriggio al Pandino molto rilassato e divertente , tutti noi quattro a ridere e ballare e scherzare per tutto il tempo. A fine serata rientrammo tutti sulla mia fidata 124 , di fianco a me c’era la Stefy dietro Franco e la Cinzia . Io mi misi a raccontare una marea di cavolate perchè come solito non stavo mai zitto e la Stefy mi dava corda , dietro invece la Cinzia che era molto timida era un poco nervosa , Franco era assorto e guardava fuori dal finestrino pensieroso .A un tratto sulla strada del ritorno col sole quasi sulla linea del tramonto ,poco prima di entrare in San Giovanni ,ancora in aperta campagna la Stefy mi indicò all’improvviso una stradina bianca che si perdeva nella campagna”Dai Purio “gira lì a destra. “Cosa dico io ? perchè ?”. ” Tu gira a destra non preoccuparti ” mi disse con tono fermo “Ok” faccio io ,rallentai di colpo e mi infilai nella stradina di campagna sollevando una nuvola di polvere , “Fermati li” mi disse la Stefy indicandomi uno spiazzo tra l’erba alta dietro a due alberi fronzuti . Fermai di colpo l’auto ma non feci in tempo a girarmi per vedere la faccia interrogativa di Franco che la Stefy mi prese per il maglione ed incominciò a baciarmi . Io istintivamente cercai di staccarmi da lei perchè un po mi sentivo imbarazzato ma la Stefy non mi mollò e continuo a baciarmi . .Praticamente cominciammo a limonare di brutto sul sedile davanti e io che sono due metri cercavo di rimpicciolirmi più che potevo tutto impacciato sul sedile di guida . La Stefy stava usando un sistema un po’ diretto per incoraggiare la Cinzia . Per spingere i due piccioncini a buttarsi e seguirci , e così accadde , non senza momenti di evidente imbarazzo tra i due, che mi spinsero a sghignazzare , subito ripreso dalla Stefy che non mi lasciava quasi respirare. Bellissimo e dolce ricordo di quattro ragazzi che sognavano l’amore in una 124 verde bottiglia in mezzo alla campagna Bolognese in una calda sera autunnale.Devo ammettere ripensando adesso a tutti quei momenti trascorsi con le Baiose che voi ragazze come in un teatro amoroso eravate veramente le protagoniste di quel gioco delle parti che vedeva noi ragazzi attori comprimari in una trama già scritta . Non c’è però trama più dolce di giovani ragazzi che si amano mentre la natura li avvolge in un caldo abbraccio per proteggerli dall’invidia di coloro che invidiano perchè amore non hanno .Si perchè era l’Amore , l Amore per la Vita la nostra stella Polare che ci guidava come Nomadi sempre in viaggio tra gli scogli della realtà .

Typhoon . L’ Afroraduno del Sabato 9 Luglio 1983 .

Typhoon . L’ Afroraduno del 9 Luglio 1983 Sabato .
Non ci volle molto per metterci d’accordo tra noi , tra me , Franco e Paolo. Eravamo alle Acque a Imola a sentire Rubens . ” Che facciamo domani ? ” chiese il Bibendum ” Andiamo su al Typhoon all’Afroraduno ? Sapete mi hanno detto che c’è anche un concerto dal vivo ? ” ” Si c’è prima un concerto di Tony Esposito e poi dopo c’è Loda che mixa ” Dissi . ” Comunque per me va bene ho la testa troppo imputtanita e così forse non penso , pensare mi fa male e non va affatto bene ” rincarai . ” Va bene allora disse Franco andiamo tutti ” Il Bibe però aggiunse ” Oh io però ho una mezza punta con la ragazza di Reggio Emilia che facciamo stiamo su ? Cosi magari se stiamo a dormire a Gambara domenica possiamo andare al Lago . ” ” Si si a me va bene ma non ho un solo soldo sta settimana ho speso tutto per cui dormire in locanda non se ne parla se volete ci portiamo i sacchi a pelo. ” Risposi al Bibendum da vera lima studentesca . Ci guardammo in faccia e tutti e tre e dopo esserci studiati un attimo in austero silenzio annuimmo ” Si sacchi a pelo ok ” disse Franco , poi aggiunse ” Ci troviamo a Castelmaggiore a casa mia verso le 16 e andiamo via con la mia macchina .” Io e Paolo Accettammo di buon grado e così decidemmo . Era quello il periodo che Franco era innamorato della sua bellissima Ford Taunus ed ogni occasione era buona per poterla usare . Era una auto veramente figa , verde col tetto in plastica nero , una linea sportiva da grintosa auto americana di quel periodo , di quelle che ti aspetti di vedere in tutti gli inseguimenti nei telefilm di Starsky e Utch . Così quel Sabato ci trovammo a casa da Franco come deciso . partimmo verso le 16 .00 direzione Gambara . Era un caldo pazzesco e pur essendo oramai tardo pomeriggio il senso di afa era insopportabile . Ce la prendemmo davvero comoda perchè decidemmo di fare la strada ” normale ” cioè non l’autostrada . Ricordo che salii davanti di fianco a Franco e Paolo dietro , finestrini tutti giù e via , verso la vita e certo senza mai lamentarsi per il caldo . C’era musica , tanta musica , la nostra musica nel mangianastri della macchina a palla. era la nostra musica che faceva da stupendo contorno ai nostri occhiali da sole , ai nostri lunghi capelli al vento , alle nostre camice aperte sui nostri giovani petti e alla nostra tanta voglia di vivere. ” Te Paolo hai poi una mezza punta con quella di Reggio ? “dissi ” Si si lei ci va con le sue amiche , quindi la becco di sicuro là ” mi rispose il Bibendum ” Fai bene Bibe , io . beh io lo sapete , ora sono a piedi no ? Io per ora sto bene così e non mi importa un fico secco della penna ” ” Seee Purio dai cazzo all’Afroraduno sarà pieno di ragazze vedrai che ti divertirai rilassati mo un po” . Mi disse Franco sorridendo ” Si , si mi rilasso , un cazzo mi rilasso , ma va bene lo stesso ” ” Cavolo Purio guarda che a tutti è capitato di essere mollati , sei libero ora di che ti lamenti? Divertiti no ? ” e me lo disse sorridendo il Bibendum ” Si si mi divertirò tranquilli ” E dentro di me pensavo che mi sarei preso una mega banana gigante , cioè mi sarei calato una mega fattanza fumando a bestia canne . ” Almeno avrei smesso di pensare a Lei ” . Così il viaggio procedette tranquillo mentre noi tre ci masturbavamo il cervello con mille idee, sogni , progetti e parlavamo , parlavamo di ragazze e poi di ragazze e ancora di ragazze , e sempre di ragazze come se la sola cosa che poi realmente importasse a noi giovani Bolognesi fosse proprio quella , cioè la Penna , anzi no in verità era SOLO quella . Ad un certo punto dico ai ragazzi ” oh regaz ho una sete biblica , e sono tutto sudato , ma dove cazzo siamo ? ” Infatti eravamo in piena campagna , solitari , su una ampia strada provinciale contornati da sterminati campi coltivati . Il Bibe si tira su e mi dice ” oh guarda dove siamo finiti in mezzo Purio ” così io mi metto a guardare con più attenzione i campi che ci correvano veloci attorno ” Cavoli Bibe sono campi di cocomeri . Franco accosta dai , accosta ” Franco che aveva capito rallentò e si fermò a bordo strada. Rapidi come gatti io e Paolo saltiamo il fosso che separava la strada dai campi e ci inoltriamo in mezzo a tutte quelle piante basse che traboccavano di succose angurie. ” Quale scegliamo ? ” chiesi a Paolo. Paolo si mise a tocchettare le cocomere producendo suoni sordi poi scelse . ” Prendiamo questo ” . Presi con cura il cocomero che mi aveva indicato Paolo , era bello grosso. Rapidi ripassammo il fosso . Quando fummo alla macchina , Franco ci chiese ” Oh non abbiamo mica coltelli come la apriamo ? ” ” Semplice ” dissi e presi un grosso sasso che era li sul bordo del fosso. Tirai un colpo secco alla pancia del cocomero che con un suono sordo si ruppe in più pezzi . Incominciammo così a mangiare avidamente il cocomero che pur essendo caldo andava benissimo per toglierci la sete. In giro non c’era anima viva . il Sole riscaldava le figure di tre ragazzi seduti appoggiati ad una ford intenti a sputarsi semi di cocomero addosso , per poi finire a tirarsi pure i pezzi di cocomero e rotolarsi per terra come tre animali ridendo di gusto . Certo ci divertivamo con poco ma sono proprio questi i momenti nei quali vivi la vita appieno , senza starci troppo a pensare su . Si liberi , davvero liberi. Ripartimmo sgommando ridendo verso la nostra destinazione . Dell’ Afroraduno ho ricordi non proprio nitidi . Ricordo , Il concerto , tanta gente , la musica del tifone e poco altro . Si mi presi una bella banana ed una bella fattanza , fatta proprio come si doveva . Il mattino dopo mi svegliai contrariato e immusonito perchè la fattanza mi aveva provocato solo un grande male di testa e non mi aveva guarito affatto dal male d’amore . il cuore se ne andava per conto suo e la mente non poteva fare nulla se non seguirlo . No non c’era altro da fare che lasciarsi andare e continuare a vivere , così mi alzai guardai Franco e Bibendum che mi stavano guardando interrogativi e dissi ” Oh ! Andiamo al Lago regaz ho voglia di caffè e paste. Ho fame ” .