Saltellando al Columbus

E’ da moto tempo che non scrivo sul blog e me ne dispiace. Ma le vicissitudini della vita spesso ti portano a guardare altrove. Per esempio al secondo Romanzo che ho già terminato e che è in fase di Editing. Invero tutt’altra storia e personaggi, una nuova avventura ambientata ai giorni nostri perché non avevo intenzione di dare un seguito ai “I Ragazzi del Columbus”. Per questo ho riconsiderato lo scrivere sul Blog per continuare a parlare dei nostri tempi. Per parlare di quegli anni d’oro. L’eldorado dei nostri vent’anni.

Le ciabattine indiane

L’arrivo dell’estate mi portava sempre a Riccione al nostro adorato Piazzale. E con l’arrivo dell’afa torrida arrivavano le famigerate ciabattine indiane. Quei miseri sandalini di cuoio da due soldi con un anella a fermare l’alluce del piede e quella misera cordellina doppia che, partendo tra l’alluce e il secondo dito, si collegava poi alla fascia che ti serrava il collo del piede. Ecco io litigavo sempre con questi sandali perché mi duravano veramente poco. E il bello era che mi si rompevano sempre di sera mentre magari percorrevo in lungo in largo il Columbus, saltando come una libellula affamata di polline da un gruppo all’altro. In genere mi si rompeva quella destra,  forse per il mio modo deciso di camminare, così rimanevo seduto sul muretto arrabbiato a sacramentare tra me. Quando succedeva non avevo molte alternative. Spesso me ne andavo in giro scalzo, con i piedi diventati neri come carboni, fino al primo negozio che le vendeva e me ne comperavo un altro paio. Il fatto che me ne comperassi subito un altro paio non era perché le adorassi, anzi affatto, era solo che costavano veramente poco, o almeno relativamente poco per le mie magre tasche. Ricordo una volta che stavo amabilmente chiacchierando con un’amica , forse la stavo corteggiando, all’improvviso cedette il cordino del sandalo destro e io per non cadere inciampandoci sopra, incominciai a zampettare  sulla gamba sinistra mentre saltellando tenevo la destra alzata con quella maledetta ciabatta appesa che sembrava prendermi per il culo. Mi dovetti fermare. Lei se accorse solo poco dopo quando era già scomparsa tra la folla del Columbus. Intorno avevo i miei amici che scoppiarono a ridere.  Il Columbus era anche questo. Tante piccole storie anonime, banali forse ma che rendevano il tutto così divertente, quasi magico.

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