BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTA LA TRIBU’

Un altro anno è passato, un lungo anno assieme a tutti voi, ragazzi della tribù. Con questo sono oramai due anni da quando ho deciso di aprire questo Blog. Nell’augurarvi a tutti voi e alle vostre famiglie un Buon Natale ed un Felice Anno Nuovo volevo ringraziarvi. Ringraziarvi per avermi seguito sempre con costanza ed entusiasmo.Ringraziarvi perché senza il vostro stimolo io probabilmente non avrei scritto il romanzo ” I Ragazzi del Columbus”. Grazie ai miei Followers siete 105 e siete per me stupendi e pazienti. Grazie a tutti coloro che hanno perso 5 minuti per leggere i miei post. Io spero che anche due righe sconclusionate abbiano tenuto in vita il ricordo stupendo dei nostri vent’anni. Vi abbraccio a tutti voi eravate stupendi allora e lo siete di più ancora adesso. Mi fa capire che siamo una grande generazione piena di valori e ideali . Eravamo in fondo ragazzi che volevano vivere e credetemi abbiamo vissuto. Ciao tribù al prossimo anno e al prossimo post. Buon Natale e Buon Anno

Advertisements

IL LUNGO, CON GLI ALTRI, ALL’ AFRORADUNO A GAMBARA, COL SACCO A PELO IN MANO ( inedito)

Sono stato un po assente ultimamente sul Blog. La promozione del mio romanzo mi porta via tanto tempo. Ho deciso di postare questo breve raccontino con i miei personaggi ai quali sono oggi più affezionato che mai. Spero che lo gradirete. Un saluto a tutti voi che continuerete a leggermi.

Luglio 1983

Faceva un caldo pazzesco e l’Afroraduno a  Gambara era appena finito. Era tardi. Guidavo la mia R 4 apparentemente senza una meta appena fuori del paese. Il Biccio dormiva già spiaccicato contro un finestrino dietro di me. Il Rosso stava rullando l’ennesima canna a fianco del dormiente. Di fianco avevo Zanna che sembrava perso nei suoi imperscrutabili pensieri.

«Che c’è fratello? » Cercai di scuoterlo, «Sembri preoccupato.»

«No Lungo sono solo stanco e un po’ in fattanza,»

«Solo fattanza o c’è dell’altro? » Continuai a incalzarlo.

 « A te Lungo non ti si può nascondere proprio nulla. Sì qualcosa mi tormenta il cervello.»

«Cosa?»

«Sono preoccupato per mamma non è stata molto bene in questo dannato periodo.»

«Il suo cuore ballerino Zanna? E’ così?»

Il mio amico annui deciso e sembrava che le parole gli si strozzassero in gola.

«Mi dispiace mormorai. E’ grave?» Domandai.

«Per ora l’abbiamo scampata. Speriamo. Ma questa cosa mi uccide ed è come avere un chiodo piantato  nel cervello. Penso sempre a Lei.»

«Ti capisco. Non ci voglio neanche pensare che potrebbe succedere se… » Mi azzittii. Zanna mi guardò con occhi pieni di tristezza e proprio in quel momento la voce del Rosso ruppe un po’ la tensione tra noi.

«Fumati questa Zanna vedrai, non risolverà tutti i problemi, ma per anestetizzare il cervello farà miracoli.» Asserì il mio amico mentre passava la canna.

Zanna l’accese. Tirò grosse boccate di fumo e per un momento mi sembrò che finalmente si rilassasse. Dopo tanto girovagare nel buio della notte intravidi uno sterrato che portava ad un prato oltre il fosso. Mi ci infilai senza pensarci tanto e fermai l’auto. I fari illuminavano un’ infinita distesa di granoturco maturo. Scesi dall’auto ero veramente stanco. “Qui andrà bene” mi dissi. Intanto tutti e tre  i miei amici erano scesi. Il Biccio si stiracchiò sbadigliando.

«Dormiamo qui ragazzi?» Inquisì perplesso.

«Che volevi? Una Suite allo Sheraton? »Gli sghignazzò in faccia il Rosso.

«Sei sempre il solito idiota.» Gli disse il Biccio, che rapido si portò al bordo del campo per prendere la prima pannocchia che gli capitò per le mani. Mirando, la tirò verso il Rosso. La pannocchia con una parabola sghemba sfiorò la sua testa.

«Ma sarai scemo Biccio. Che ti piglia ? Potevi farmi male di brutto. Ma che hai?» Proferì in tono arrabbiato il mio amico.

«Quella tua testaccia rossa è a prova di pannocchie vuoi vedere?» E rapido il Biccio tirò un’altra pannocchia mirando di nuovo. Il Rosso con un balzo a destra la scansò e appena la pannocchia con un tonfo sordo toccò terra, la prese e la rinviò al mittente senza cogliere però il bersaglio. I due incominciarono a tirarsi pannocchie smoccolando ad ogni tiro. Io e Zanna, che ci godevamo la scena appoggiati alla mia R4, ridemmo di gusto mentre i fari illuminavano tutta la scena. A un tratto il Biccio  staccò un’altra pannocchia e me la tirò, così a tradimento. Il granoturco mi colpì ad una spalla.  Provai persino un po’ di dolore. Non tanto solo un poco.

« A è così?» Sibilai mentre prendevo da terra la pannocchia che mia aveva colpito restituendola con forza al mittente. Il Biccio fece in tempo a girarsi e la pannocchia si stampò sulla sua schiena. Il mio amico riccioluto se la rideva di gusto. Senza fare una piega prese un’altra pannocchia e la tiro addosso a Zanna che se la stava godendo a guardarci.  Incominciò così una guerra tra di noi fatta di pannocchie che volavano da tutte le parti. A destra e manca. Ridevamo divertiti prendendoci in giro ad ogni lancio. La battaglia durò per un bel po’ poi, stanchi dalla lunga giornata, finimmo tutti quanti, esausti, stesi vicini l’uno all’altro a ridere come matti. Non c’era un senso a questa cosa anzi spesso tra amici questa cose succedevano così senza spiegazione. Era forse la nostra anima bambina che si divertiva senza un perché, per puro divertimento. Una di quelle cose che le amicizie le cementava nel tempo. Così la notte fonda trovò 4 ragazzi che dormivano ai piedi di un R4 vicino ad un campo di granoturco. La luna piena illuminava tutta la scena, complice. Solo io facevo fatica a prendere sonno. Pensavo ancora a Giulia. A Giulia, che io e lei non stavamo più assieme e che mi mancava da morire. Guardando la Luna, lassù nel cielo chiesi alle stelle un miracolo. Di poterla baciare e stringere un’ultima volta. Poi buttando giù il magone che mi serrava la gola mi girai e con questo pensiero finalmente mi addormentai…………..