IL MIO TATUAGGIO

Oggi il tatuaggio sul nostro corpo è diventato un fenomeno di massa , lo si fa in tutte le parti del corpo , e viene vissuto oramai come una cosa normale . Il tatuaggio è diventato un mezzo riconosciuto da tutti per esprimere la propria identità , il superamento di un momento difficile , la gioia della nascita di un figlio , il ricordo di una persona cara , e mantiene ancora il significato di piccola e colorata trasgressione . Ma nei primi anni 80 farsi un tatuaggio non era cosa di tutti i giorni . I tatuaggi erano appannaggio dei delinquenti , di chi aveva fatto la galera vera . Era il simbolo di appartenenza alla malavita , di chi aveva avuto una vita durissima , dei marinai o dei soldati . Vedere un tatuaggio tra noi i baiosi era cosa assai rara , lo si notava solo in alcuni ragazzi , particolarmente dediti a farsi cannoni a nastro o peggio , che si facevano tatuare il simbolo del Joint , lo sballo . A me l’idea di farmi fare un tatuaggio non mi aveva mai sfiorato nemmeno l’anticamera del cervello anzi il fatto di farsi toccare la pelle con un ago lo consideravo un po’ da sfigati . In quell’Agosto del 1982 ero ospite al ” Camping Fontanelle ” e quel mezzogiorno , come solito , ero a farmi un panino alla mortadella nello spaccio del campeggio . Un bel panino da 3000 lire come ricco pranzo per sfamarmi . Mentre ero in fila al banco dei salumi aspettando il mio turno mi accorgo che vicino a me ci sono due ragazze bionde. Mi guardano insistentemente . Sorridere diviene naturale. Conoscersi pure. Sono di Brescia , sono in campeggio da alcuni giorni . Si chiamano Katia e Monica. Mi confessano che sono giorni che ci tengono d’occhio a me e Franco . Ne sono piacevolmente sorpreso , sorrido un poco imbarazzato così propongo loro di mangiare tutti assieme , nella nostra piazzola , panini . Accettano divertite . Compero i panini per tutti , uno anche per Franco , e esco con le ragazze . Arrivati alla mia tenda canadese , finite le rapide presentazioni con Franco , ci mettiamo tutti assieme a mangiare i panini . Passiamo così l’ora di pranzo a ridere e scherzare a conoscerci . Incominciamo così a frequentarci spesso al campeggio . Con le ragazze io e Franco finiamo per mangiare assieme i mitici panini dello spaccio e le ragazze cominciano a venire con noi alla sera al Columbus , Il tutto però in grande amicizia . Ecco , oggi io non so spiegarmi come mai , io e Franco , non andammo oltre l’ amicizia , certamente non perchè non fossero carine anzi tutt’altro . Chi ha vissuto un periodo di vita come il nostro sa che noi eravamo immersi in un ambiente dove il conoscere persone , ragazzi e ragazze , ti portava a socializzare poi con tantissime altre persone in un rimando continuo di incontri , di scambio di opinioni, di emozioni . Era un turbinio di personalità , bellezze varie, parlate strane , diverse , spesso affascinanti , emozioni continue , nuove , era l’adrenalina a mille che sentivi che ti scorreva dentro che ti portava a vivere in una vertigine costante . In mezzo a questo mulinare di passioni e sentimenti non era affatto scontato che tu ti potessi concentrare solo ed esclusivamente sul sesso . Cioè certo era importante ma non era certo l’elemento più importante , perchè quello che risaltava in quei momenti di magia , dove tutti noi eravamo interconnessi gli uni agli altri , era lo stare assieme per il piacere di esserci in quel preciso momento della tua vita . Comunque tra noi andò cosi . Una sera ci trovammo con le ragazze presso la loro tenda prima di andare al Columbus. Katia era molto indaffarata ,stava seduta in terra e stava armeggiando attorno alla mano di un ragazzo dai capelli lunghi che non avevo mai visto . ” Che cosa stai facendo Katia ? ” chiesi . ” Sto facendo un tatuaggio ” . Mi rispose . ” Un tatuaggio ? ” esclamai sorpreso ” Posso stare a guardare ? ” . ” Certo ” mi rispose . Katia in quel momento era impegnatissima a disegnare il simbolo del Joint tra il pollice e l’indice della mano del ragazzo . Per fare il tatuaggio Katia aveva messo assieme tre aghi , di quelli da cucire , che aveva unito con del filo di cotone colorato, quello semplice per attaccare i bottoni. Con l’ago artigianale così formato Katia procedeva a tatuare la pelle della mano del ragazzo intingendo gli aghi direttamente da una boccetta di inchiostro nero Pelikan. Null’altro . Non aveva nemmeno un poco di disinfettante con cui pulire la ferita e per sterilizzare gli aghi aveva usato l’accendino con la cui fiamma aveva ripassato più volte la punta egli stessi. Mi chiedevo in quel momento se Katia avesse mai visto quei film di serie B al cinema di paese, dove, per cauterizzare una ferita non facevano altro che usare una lama incandescente senza anestetizzare il poveraccio di turno . Vero è che in quei momenti di spensierata leggerezza non si pensava mai o quasi mai a pensieri negativi neanche quando invece avremmo dovuto farlo. Io seduto vicino a loro seguivo con grande attenzione la riuscita del tatuaggio . Mi sentivo come magicamente attratto e affascinato dai veloci movimenti delle mani di Katia che , con grande perizia , si stava impegnando per fare venire al meglio la figura del joint . l’adrenalina prese a salirmi nel sangue , mi assalì così una grande voglia . ” Katia quando hai finito fai un tatuaggio pure a me ?” chiesi . Katia mi guardò con stupore . ” Ma certamente Purio , appena finisco te ne farò uno ” . Quando ebbe con il ragazzo , che poi scoprimmo chiamarsi Mario , mi fece cenno di accomodarmi in terra vicino a lei . ” Dove lo facciamo il tatuaggio mi chiese” . ” Sul mio polso destro ” le dissi porgendogli la mano . ” Vuoi che ti faccio il simbolo del joint anche a te Purio ? ” mi chiese Katia ” No no ” risposi . ” Pensavo a qualcosa di più carino ad un fiore , un fiore di Loto . puoi disegnarmelo ? ” ” Certamente non è facile per me ma te lo farò ” mi rispose . Katia si mise a ” sterilizzare ” le punte degli aghi con l’accendino . Poi con una biro mi disegnò un bel fiore di loto e subito dopo incominciò con grande attenzione a tatuarmi la pelle . Io ero come in trance e guardavo il ritmico intingersi degli aghi nel boccetto dell’inchiostro nero Pelikan . Il tatuaggio però venne bene . Me lo rimirai tutto soddisfatto . Katia un poco ansiosa per il risultato mi chiese se ero soddisfatto del lavoro . Risposi di si sorridendo . Ero proprio felice avevo tatuato la mia pelle con un simbolo che allora mi rappresentava , ero io e la cosa mi faceva stare bene . Quando mi chiedevano al Columbus se era un tatuaggio quello che avevo sul polso io rispondevo con decisione di si . la cosa mi riempiva di orgoglio . Avere tatuato un fiore non era che una piccola trasgressione ma per me era importante per urlare al mondo chi finalmente io fossi . Un ragazzo , freak baioso , tanto felice di esserlo da incidendoselo sulla pelle . Perchè quel piccolo fiore che avevo voluto racchiudeva per me il significato di quell’intero universo che era il nostro modo di essere . Quel tatuaggio mi segna la pelle ancora oggi retaggio di un periodo che ho vissuto e che ancora vive dentro di me e lui il fiore di Loto è lì a ricordarmelo.

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