UNA SERATA “MONDIALE”


SABATO 10 LUGLIO 1982

SABATO : Quel giorno mi alzai prestissimo . Dovevo andare a Riccione , per passare il fine settimana al mare . Affardellai la mia roba velocemente . Legai il mio sacco a pelo verde nel portapacchi anteriore del mio Px blu. Salutai Mamma e Papà e partii. Raggiunsi Franco e Paolo a Castelmaggiore . Paolo mi disse ” Oh Regaz io vengo ma poi torniamo a casa in tempo per la partita?? Domenica sera c’è la finale del Mondiale . ” Certo che si ” dissi al Bibendum “la voglio vedere anche io , mi pare che c’è alle 8 di sera ma siamo in vespa e se facciamo la via Emilia credo che non avremo problemi ” . Così Partimmo tutti e tre in fila indiana imboccando la via Emilia , la strada per la Riviera . La mattina era splendida , l’aria era fresca , pulita e profumava di estate. Il sole ci riscaldava la pelle . Che splendida sensazione era percorrere la strada con le nostre vespe , l’aria tra i capelli ( che comunque portavamo legati per evitare di impazzire dopo con la spazzola,sopratutto io che avevo i boccoli ) mentre un rinnovato senso di libertà ci pervadeva l’anima e l’amicizia , che ci faceva vibrare il corpo , esplodeva in sorrisi complici e sonore risate . Il viaggio fu tranquillo ricordo che raggiungemmo Riccione senza troppi problemi . In un ‘Italia che stava attraversando un periodo economico florido ,la nuova borghesia sfrecciava con auto nuove spesso lussuose sull’ autostrada per il mare. La via Emilia era riservata al traffico locale ed era di fatto estremamente tranquilla nel suo scorrere lento, quasi a volere godersi anch’esso quella splendida e calda estate .Raggiunta infine Riccione come ogni fine settimana dell’estate ,passammo tutta la giornata al mare con la nostra compagnia di Bologna che ritrovammo immancabilmente al Columbus, Lucone in testa. Io come al solito ,quel pomeriggio, mi misi a dormire ai giardini del Columbus , prendendomi l’ennesimo gavettone da Fabietto . Il pomeriggio trascorse veloce tra giochi , risate ed infinite chiacchere . La sera ,dopo avere mangiato un pasto frugale a base di piada Romagnola ,ci ritrovammo al Columbus da dove decidemmo ,come al solito di passare l’intera serata alla Mecca. La Mecca . L’ho già citata così tante volte ,ma nel mio cuore essa occupa un posto speciale. Per me baioso ,per noi tutti Bolognesi l’estate voleva dire Riccione, Mare,Columbus,Ragazze e Mecca. Queste cinque parole bastavano per definire una estate perfetta .E quell’anno , quell’estate ,quella del 1982 ,fu per me perfetta . Finimmo la serata a ” fare finta” di dormire vicino al Columbus a ridere e scherzare fino all’alba quando il sole ci accolse con le sue
calde braccia.

paolo_rossi_italia_mondiale_1982
DOMENICA 11 LUGLIO

E arrivò la domenica con tutto il suo colorato caos , il trambusto delle famiglie che affollavano gli stabilimenti balneari e il vociare tipico delle giornate di vacanza al mare . Il tempo trascorreva veloce . Noi Bolognesi Passammo l’intera giornata al mare al Columbus , a ridere , a scherzare, a conoscere ragazze , a giocare a pallone tra di noi .Arrivarono le 6 del pomeriggio e Paolo cominciò ad innervosirsi . Franco era intento a parlare con due ragazze . Io ero con Lucone e Mauk a parlare come solito di musica e Dj . Paolo si avvicinò a Franco lo prese da parte e gli disse ” OH! Smolla il colpo che partiamo io voglio arrivare in orario a casa c’è la Finale del Mondiale mica la voglio perdere ” . A me , che avevo sentito tutto , vedendo la faccia di Franco , che era quella di chi si diceva tra sè ” ma proprio adesso? ” , partì uno sghignazzo .A malincquore Franco accontentò il Bibendum , si congedò dalle ragazze che , lo salutarono dispiaciutissime . Così dopo esserci congedati da tutti noi tre partimmo veloci con le nostre vespe direzione Bologna .Il viaggio fu insolitamente tranquillo perchè pensavamo di trovare molto più traffico sulla via del rientro .Arrivammo per tempo . Franco , Io e Paolo ci salutammo a Castelmaggiore sulla piazza e poi ognuno procedette verso casa sua . Ricordo che al mio paese, Funo , pochi minuti prima della partita le strade erano deserte ,avvolte in un silenzio irreale , un silenzio che era carico delle aspettative di un’intera Nazione . Tutte le famiglie stavano davanti alla televisione trattenendo il fiato aspettando il fatidico e storico calcio d’inzio . Così In un paesaggio quasi spettrale, arrivai a casa .Ricordo che mangiai coi miei guardando la partita . Una partita indimenticabile rotta dai boati che riecheggiavano dalle case con le finestre aperte ad ogni gol dell’Italia. Il resto è Storia . Finisce 3 a 1 . L’italia vince il mondiale. La partita ancora non era finita che già sentivo la gente in strada che aveva incominciato a festeggiare . Io venni preso da un attimo di stanchezza e mi stesi un poco sul letto , mi assopii qualche minuto , ma fu solo un momento perchè mi alzai . Mi accorsi anzi che non avevo affatto voglia di stare in casa . A quei tempi non c’era il cellulare o FaceBook o Whatsapp . Oltretutto io non avevo nemmeno il telefono . Difficile era organizzare qualcosa su due piedi comunque . Mi lavai velocemente mi cambiai e mi apprestai ad uscire di nuovo . Non era prestissimo credo fosse a cavallo delle 22 di sera . Mamma mi disse stupita ” Andrea che fai esci di nuovo?” . Non dissi nulla la baciai sulla guancia ed usci sorridendo . Di sotto inforcai la vespa e partii verso Bologna . Durante il tragitto era tutto un susseguirsi di auto strombazzanti di gente che agitava bandiere coi colori dell’Italia . Era tutto uno sventolio di tricolori, e urla e clacson impazziti e voci festanti. Ovunque la gente si abbracciava in strada , ovunque si festeggiava . Io procedevo piano e salutavo calorosamente tutti coloro che incrociavo sulla strada ricambiato . Arrivato a Castelmaggiore tirai decisamente dritto verso Bologna . Arrivato in città in via di Corticella rallentai . Vicino al bar principale sulla via si era radunata una folla di ragazzi festanti. Rallentai ancora e finalmente la vidi in mezzo alla sua compagnia . Un sole radioso , con una maglietta bianca e dei pantaloni attillatissimi neri che le fasciavano il corpo , si agitava sinuosamente al passaggio di ogni macchina sventolando la bandiera Italiana . Mi fermai vicino al suo gruppo ma non feci quasi in tempo ad arrestare la vespa che Deborah mi vide e mi corse incontro travolgendomi con un abbraccio che mi fece barcollare sulla vespa . ” finalmente sei arrivato . ” Mi guardava con quei suoi occhi nocciola grandi e profondi , interrogativi. ” Io e Deborah stavamo assieme da qualche settimana . Ci eravamo conosciuti per caso un giorno per strada . Io e Franco stavamo percorrendo la via di Corticella quando io la vidi chiacchierare sul marciapiede con la sua amica del cuore Roberta . Una figura esile magra magra , capelli lunghissimi che le accarezzavano la vita , lisci , splendidamente rossi con due occhi nocciola grandi e ciglia lunghe da cerbiatta , un nasino da peccatrice e labbra morbide e carnose. . Ne fui tanto colpito che fermai quasi inchiodando la vespa proprio vicino a lei . Ricordo che lei stupita mi guardava mentre io stavo seduto fermo sulla mia vespa mentre la fissavo sorridendo . Ci guardammo per lunghissimi secondi . Ricordo il largo sorriso che Deborah mi fece . Così scesi dalla vespa e attaccai bottone. Franco che non se ne era accorto ,non vedendomi più dietro la sua vespa tornò indietro per cercarmi. Fu così che le conoscemmo. Deborah era una ragazza , dolcissima ,solare veramente speciale ,affascinata dal mio essere baioso. Incominciammo così a frequentarci spesso .In quella sera magica io, che l’avevo lasciata tutto il fine settimana per stare al mare con gli amici , steso sul letto di casa, assopito ,incomincia a interrogarmi su come mai finivo sempre per stare con i miei amici piuttosto che stare con Lei . Presi così a darmi dello stronzo . I sensi di colpa mi assalirono . ” Ma come ! Purio stai assieme ad una ragazza così carina e la pianti e vai al mare . Sono proprio uno stronzo ” pensai . Volevo vederla quello era il motivo vero che mi spinse ad uscire . Ora eravamo vicini l’uno all’altro e lei mi guardava con quei suoi occhi nocciola cosi brillanti . Ricordo che le dissi “Andiamo a fare un giro ?” ” Dove ?” mi chiese lei ed io ” A villa Torchi ” ( il parco pubblico di Corticella). Deborah mi abbracciò di slancio di nuovo “Certo che ci vengo” mi disse,”Mi sei mancato tanto sai bandito”. E poi rivolgendosi alle sue amiche “Ciao ragazze io vado con il Purio a fare un giro ” Disse Deborah salutandole . La Cinzia e la Roberta mi fulminarono con lo sguardo . Franco non era con me e la Roberta , a cui Franco piaceva tanto masticò amaro. Ma Roberta dovrà farsene una ragione perchè la cosa, per Franco,non era reciproca . Deborah saltò sulla mia vespa sinuosa come un gatto . Partii veloce mentre sentivo che Deborah si stringeva forte forte a me abbracciandomi in vita. Raggiungemmo Villa Torchi che non e molto distante dalla via di Corticella . Parcheggiai a lato dell’entrata al Parco , ma non feci in tempo a dire nulla che già Debora mi abbracciava di nuovo forte , Stavolta ,lontano dalle sue amiche pettegole , la strinsi forte a me e ci baciammo ,più e più volte , La luna ci sorrideva complice mentre ci abbracciava dolcemente. Tutto intorno a noi impazzava la festa . E tutto era meravigliosamente bello . Era Luglio . Avevo 20 anni .L’estate era appena incominciata e sapevo in cuor mio che sarebbe stata una magnifica estate.

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