L’Afroraduno al Palasport di Rimini

Una sera come tante al Columbus . Primi giorni di agosto 1983 . Noi Bolognesi ciondoliamo pigramente attorno al muretto del Columbus . Una banda di ragazzi e ragazze super affiatati , uniti da qualcosa di unico ,che si muovevano sempre assieme , mai contaminati da screzi o diverbi insanabili . Dividevamo sempre e volentieri quel poco che avevamo . Sempre allegri , sempre in cerca di divertimento a volte fine a se stesso , certo , ma frutto dei nostri giovani anni che poco chiedevano in fondo per stare veramente bene , ragazzi, senza grilli per la testa , per nulla propensi all’alcool ed alle droghe pesanti . Con questo non dico che non abbiamo fato le nostre brave cazzate , anzi ne abbiamo fatte una marea ma eravamo , a modo nostro unici , perfettamente aderenti al nostro essere Emiliani , un porto di mare sicuro dove attraccare , noi accoglievamo tutti e tutti accoglievano noi . Quella notte Io , Bongo e Lucone stavamo discutendo mollemente appoggiati al muretto , lì al Columbus . ” Allora Luca è poi vero che parti domattina ? ” domandai . ” Si devo fare un salto a casa “. ” Ma poi torni ? ” ” No non so ” Mi dice Luca mentre fumava una sigaretta . Poi si gira verso di me e mi guarda con quello sguardo sottile , particolarmente intenso , occhi che racchiudevano un mondo intero . “Vado giù in moto , e viene anche Claudia con me le devo dare un passaggio, torna a casa anche lei ” . Sorrido malizioso ” Ah ! ho capito ” . ” Ma no Purio la accompagno a casa e stop , e solo un’amica , dice che deve tornare a casa anche lei ” mi risponde Luca divertito . Frattanto il Bongo si intromette nella discussione . ” Domani pomeriggio c’è l’Afroraduno al Palasport di Rimini . Che facciamo? Zio Boh ! Luca dovevi proprio andare via domattina? ” Luca annuisce mentre butta via la Paglia . ” Noi che facciamo mi chiede Bongo? ” ” Ah bella domanda gli rispondo , ” Entrare costa un tot e almeno io di soldi ne ho proprio pochi , magari andiamo davanti all’entrata e poi vediamo . Intanto avvisiamo tutti gli altri ,” . Il radunarsi a fine serata era un obbligo per tutti noi . Si decideva cosa avremmo fatto il giorno dopo, dove saremmo andati , il come e il quando . Avevamo tutti cronicamente pochi soldi e quando hai pochi soldi non è difficile prendere decisioni del tipo ” Intanto andiamo davanti all ‘entrata dell Afroraduno e vediamo chi c’è , poi vediamo se entrare o meno ” . La notte io e Franco rientrammo al Camping Fontanelle per dormire nella mia tendina canadese da 2 posti . Alle prime luci dell’Alba l’aria era già irrespirabile per cui madidi di sudore ci toccò come solito fuggire dalla tendina. Visto che eravamo svegli ci recammo al bar del Camping per fare colazione. Fruit stropicciata addosso , slip mare , ciabatte e stop . Ed è in questo stato con i capelli arruffati lo sguardo insonne , che ordiniamo la solita colazione . Un cappuccino e due bomboloni alla crema con lo zucchero a velo sopra . Per noi un sogno , magri e sempre affamati come eravamo . Consumiamo il pasto ai tavolini del bar senza quasi parlarci . Il coma è totale e ci vuole il tempo che il caffè e lo zucchero faccia effetto per rimettere in moto il cervello . Appena connettiamo torniamo in tenda ci buttiamo addosso i pantaloncini di jeans corti , pigliamo le vespe e andiamo al Columbus. Tanto siamo sicuri di beccare tuttti lì. La giornata trascorre lenta e pigra , come solito . Tutti aspettano il momento di andare all’Afroraduno . Faceva un caldo pazzesco e il sole incendiava tutto il lungomare. Nel Primo pomeriggio sfidando la caldana ci rechiamo al Palazzetto dello sport di Rimini. Fuori c’è già un sacco di gente , si sente la musica , la Nostra musica . Ci mettiamo vicino all’entrata vicino alla biglietteria un poco all’ombra , li sul cemento l’afa si fa soffocante . Iniziamo a chiederci cosa fare . Entriamo , non entriamo ? . Mentre siamo lì che bighelloniamo , io vedo una figura in moto che a fatica si fa largo tra i ragazzi affollati nel piazzale . Io incomincio a sbracciarmi per attirare la sua attenzione . ” Ehi ! ma quello è Luca ma che cavolo ci fa qui? ” Finalmente Luca vede la mia figura che si sbraccia tra la folla e dirige la moto verso noi. ” Che ci fai Luca ? chiediamo curiosi ” Sono arrivato a casa , ho sbrigato quella faccenda che dovevo fare, ho portato a casa Claudia e poi le ho detto che tornavo subito dai ragazzi perchè c’è l’Afroraduno . Mi sono fatto a razzo il viaggio di ritorno per essere qui . Quando sono arrivato all’imbocco del piazzale mica ci credevo che vi avrei trovato e invece…” Mentre siamo tutti intorno al nostro centauro Marcello ci chiama . Uno dei ragazzi che lavora nell’organizzazione dell’evento ci ha riconosciuto . ” Siete i Bolognesi voi” ” Si rispondiamo quasi in coro . ” Beh ma non entrate ? come si fa a fare un Afroraduno senza i bolognesi ? ” ci incalza il ragazzo dell’organizzazione. ” Be ma non abbiamo mica i soldi ” gli dico . Lui ci guarda con un sguardo furbo e ci dice ” A questo si può risolvere, venite mo con me che vi faccio entrare da dietro” . Così seguimmo in fila indiana il ragazzo che ci fece entrare nel palazzetto da un entrata secondaria , di servizio , dietro le transenne che delimitavano gli ingressi. ” Ecco ragazzi ” ci disse ” divertitevi ” e sparì rapido come era apparso. Ci guardammo tutti in faccia e scoppiammo a ridere . ” Hai visto la,potenza di essere di Bologna” Disse il Bongo divertito . Dentro nonostante il caldo asfissiante era tutto affollato e la gente ballava in ogni angolo. Io mi misi a fumare una camel accanto a Lucone . ” Be Luca sono contento che sei venuto ” dissi . ” potevo mancare oggi ? ” mi disse sorridendo . ” No non credo ” replicai . Uno fianco all’altro fumavamo persi nei nostri pensieri guardando la marea di persone che come un mare in tempesta si alzava e si abbassava al ritmo incessante della musica Afro . Si era bello esserci , esserci era tutto , il resto poteva, per una volta, aspettare.

UN GIORNO A DESENZANINO

Dopo avere trascorso la nottata in un campo di granoturco nei dintorni di Gambara l’ alba ci coglie con gli occhi gonfi e pesti di chi non ha affatto dormito . Si perchè da veri geni quali noi tre eravamo , andarsi a coricare ai piedi di un campo di granoturco si rivelò la scelta meno azzeccata tra quelle disponibili . Si perchè appena noi ci coricammo nei sacchi a pelo fummo letteralmente invasi da torme di insetti . Chi ti camminava , addosso , chi ti volava nelle orecchie , chi ti strisciava sulla pelle , insomma un calvario che durò incessantemente tutta la notte . A nulla valse spostarsi dal luogo dell’infestazione perchè gli insetti tornavano ancora più decisi a non lasciarci dormire e a nulla servì sacramentare con il Cielo . cosi Gonfi e pesti di sonno tornammo a Gambara per fare colazione. Allora io fumavo per cui dopo avere ingurgitato un paio di paste e bevuto un caffè lungo bello forte me ne stavo fuori dal bar pensieroso a fumarmi una meritata paglia . Franco ed il Bibendum che aveva offerto la colazione mi raggiunsero . Me ne stavo assorto nei miei pensieri quando Paolo irruppe con la sua voce limpida . ” Oh allora andiamo al Lago , ? ” ” Io annui guardando un punto invisibile sopra i tetti delle case mentre espiravo una grossa boccata di tabacco. ” Ok andiamo pure ” disse Franco . ” Andiamo a Desenzanino ? ” incalzò il Bibendum . ” Invece di acconsentire obiettai ” perchè a Desenzanino ? a me piace più Lazise .” ” Cazzo te frega Purio Desenzano è più vicino e c’è uno straccio di spiaggia anche se con la ghiaia , dai è più carino ” mi incalzò Paolo ” . ” Lazise ” affermai con tono deciso . ” Ma Purio a Lazise non ci sarà nessuno , il Cosmic è chiuso e chi ha partecipato all’Afroraduno andrà a Desenzanino ” disse Franco . ” Io sapevo che Franco e Paolo avevano ragione ma in quel momento volevo divertirmi un po’ a fare il cagacazzo così attaccai . ” Si tutto bello e avete di certo ragione ma Lazise è in Veneto ” ” E allora? ” Mi guardò interrogativo il Bibendum che di certo si stava chiedendo dove volessi andare a parare. ” E allora un cazzo , Lazise è in Veneto ” ripetei serio ” ” Ma va a cagare Purio ” mi disse Bibendum . Al va a cagare non ce la feci più a trattenermi e mi misi a ridere di gusto . ” Purio vai a cagare “. Ripetè sorridendo il Bibendum . Ci mettemmo a ridere tutti e tre di gusto mentre il sole di Luglio ci abbracciava già con tutto il suo calore . Del resto non avevamo altro da fare che divertirci con un pizzico di ironia . Il prendersi troppo sul serio non faceva parte certo del nostro Dna baioso . Così saltammo sulla Ford di Franco e ci avviamo verso il Lago . ” Chissà che casino che ci sarà oggi a Desenzazino ” dissi ridendo . ” frena qua la macchina Franco che lo butto fuori così se la fa a piedi ” disse Paolo cercando di darmi un lopez sul braccio . Io ridevo oramai senza trattenermi . Arrivammo a Desenzanino in tarda mattinata . Faceva un caldo pazzesco , il sole alto sullo zenit inondava di luce accecante la marina. Io ho sempre odiato il sole tantomeno abbronzarmi , così mentre Paolo e Franco si davano un grandaffare con alcune ragazze conosciute al raduno io andai a mettermi più distante , sotto un albero , a fumare . Mentre tiravo grandi boccate di fumo , cercando riparo dalla calura che faceva riverbero sulla linea dell’ orizzonte del lago , mi misi ad osservare i miei amici e le ragazze . C’era tanta vita e gioia di vivere in tutto quello che facevano , ridere , scherzare , inseguirsi per poi prendersi , forse anche perdersi e certo quel panorama invogliava a farlo . Lo so , pensai , avrei dovuto essere con loro a ridere ed a scherzare , ma stranamente mi accorsi che non ne avevo affatto voglia . Ci sono momenti nella vita di ognuno di noi che se sei fortunato qualcosa accade . Qualcosa che non hai scelto tu sulla quale non hai alcun controllo ed allora non hai che due alternative fuggire o lascarti andare. Io non mi lascia andare , così la persi , ed ora me ne stavo in disparte con il cuore spezzato cercando di dare un senso quando non c’era niente che potesse dare un senso alla realtà . Qualcosa ti si era appiccicato nel profondo del tuo Io e da lì non se ne voleva andare via e , per quanti sforzi io facessi ,mi riportava sempre indietro al punto di partenza . Ad un tratto mi accorsi che il Mauk mi si era seduto vicino . ” Come va mi disse ” ” Tutto bene ” dissi ma avrei voluto dire di merda . Buttai via il mozzicone di sigaretta . ” Io ho fame ” disse Mauk ” andiamo a mangiare qualcosa . ” Va bene ” dissi , così lasciammo la marina di Desenzanino . mentre camminavamo lungo il Lungolago nessuno dei due parlò . A me andava bene così . a volte , con alcune persone , ma solo alcune , non c’era affatto bisogno di raccontarsi le cose , di parlare , perchè il silenzio raccontava già tutto . Essere amici comportava anche questa comunanza di sentimenti ed il sentire empatico era già sufficiente a lenire il dolore. ” ” Mangiamo pesce ? ” mi disse Mauk . ” Perchè no ” dissi io ” Si vive una sola volta no ? e tanto paghi te ” e lo dissi ridendo . E così entrammo in un ristorante tra gli sguardi riprovevoli dei camerieri ” Oh Mauk dici che ci cacciano? ” ” Ma che ci cacciano i soldi aprono tutte le porte dai retta a me Purio ” mi rispose il Mauk e ridendo ci accomodammo per mangiare. Per un po di tempo smisi di pensare e credetemi non fu poca cosa davvero.

I Baiosi . Nomadi per scelta .

Noi Bolognesi non stavamo mai fermi , stare fermi non era proprio nel nostro Dna di baiosi eravamo sempre in giro tutta la settimana . Del resto gli accordi con mio papà erano stati chiari . ” Te durante il giorno studia , vai all’Università , dai esami e porta a casa buoni voti e per il resto fai come vuoi tu , usa la testa e non deludermi perchè io mi fido ” così mi diceva Papà che mi aveva sempre difeso da tutto e tutti , parenti compresi , perchè portavo i capelli lunghi , perchè frequentavo i capelloni , perchè andavo in luoghi di perdizione estrema dove la droga scorreva a fiumi , perchè mi facevo i cazzi miei . Papà mi dava fiducia e io lo ricambiavo dandogli esami , ottimi voti e davvero pochi problemi . Questo però non mi impediva affatto di divertirmi tantissimo con i miei compagni di avventura . Noi bolognesi incominciavamo a vederci il martedì sera per andare al Ciak e per proseguire poi nei giorni sucessivi in un crescendo di discoteche tutte belle e tutte diverse , Ciak , Arlecchino,tutti i mercoledì , Chicago , Mecca , Arena Disco , Cosmic , Typhoon , e chi più ne ha più ne metta in un vortice di luoghi , incontri , amicizie , amori , davvero senza fine . Si può dire tutto dei vent’anni ma non certo che non disponi delle energie vitali giuste per affrontare una vita nomade senza soldi , senza comfort come quella Baiosa . Non avevamo i cellulari eppure ci incontravamo dove ci davamo appuntamento , non ci facevamo i selfie ma eravamo belli ugualmente anzi forse più belli senza quei filtri del piffero che usano oggi per farsi fighi .Usavamo spesso l’auto che passava il convento che per me era una orribile 124 verde bottiglia . Non dormivamo in letti comodi e stavamo sempre sotto le stelle , eppure ci sentivamo felici ed eravamo col sorriso sulle labbra . Spesso quel poco che avevamo lo dividevamo con gli altri e anche con gli sconosciuti , non avevamo preconcetti viziosi o pregiudizi insensati . Si eravamo una tribù meravigliosa . Non conoscevamo il bullismo tra di noi, non ci mettevamo mai le mani addosso , non escludevamo nessuno a priori perchè credevamo nell’inclusione , nell’amicizia , nella comunione tra persone . Non ci lamentavamo nemmeno del caldo , c’era e basta perchè non sapevamo nemmeno cosa fosse l’aria condizionata .Vivevamo in un meraviglioso sogno , una promessa di vita , una Eldorado conosciuto solo a noi ,come popolo eletto , custodi gelosi dei segreti del tempio di Chicen Itzà e della via per la felicità terrena , adoratori feticisti delle nostrte sacerdotesse vestite con pantacalze in licra che lasciavano scoperto l’ombelico . Eravamo una tribù stupenda e meravigliosa che viveva in un mondo magico che nessuno ha voluto raccontare. Fino ad oggi però . Quindi un eccellente pretesto per pescare dal mio consunto libro dei ricordi per tediarvi con queste mie .
Un tardo pomeriggio di una Domenica di settembre dell’82 di ritorno dal Panda con il sole già basso sull’Orizzonte io e Franco riaccompagnavamo a casa due belle ragazze di San Giovanni in Persiceto . Io sedevo davanti e Franco dietro . In verità con la ragazza che mi stava di fianco , la Stefy stavo già insieme da più di una settimana. Alta mora carnagione ambrata Stefy era una bella ragazza dai grandi occhi neri e le labbra carnose. Aveva un carattere solare , piena di voglia di vivere ed era un vero peperino . Ci eravamo conosciuti sul finire d’agosto una domenica sera , al mio rientro dal mare dopo un fine settimana passato da me e Franco tra Columbus e Mecca. Quella Domenica sera stanchi ma non ancora appagati Io e Franco decidemmo di fare un giro al Ciak . Appena entrati fui attratto da un gruppo di ragazze che ballavano a bordo pista dal lato dell’entrata . La Stefy era tra loro , e stava ballando muovendosi sinuosa come un felino mentre i suoi lunghi capelli lisci castani danzavano con lei. Tutto mi colpi di lei ,rimasi un bel po’ di tempo ad osservarla ballare con le sue amiche dalla parte opposta della pista rispetto loro . Feci notare le ragazze a Franco e gli dissi che qualla ragazza , mora , alta mi piaceva . In quell’ istante sentii che dovevo fare qualcosa, dovevo conoscerla . Mi ricordo che guardai Franco e dissi ” io vado ” e così feci . Così la avvicinai mentre ancora ballava sulla pista con un’ amica .Non ricordo che cosa le dissi all’orecchio ma doveva essere una cosa carina e divertente perchè ricordo che la Stefy rise di gusto . Incominciammo poi a parlarci fittamente . Lei e la sua amica che mi presentò smisero di ballare. Ci sedemmo quindi sui divanetti vicino alla pista e la Stefy mi presentò tutte le sue amiche . Io presentai a loro Franco . Rimanemmo tutti assieme fino alla chiusura del Ciak. Mi ricordo che la Stefy mi colpì perchè ,oltre che essere molto carina era vestita come una baiosa . Ed in effetti la Stefy mi confessò che andava spesso al Panda ed al Chicago . Fu proprio al Chicago , il sabato sera sucessivo , che io e la Stefy ci demmo il primo bacio su al buio della galleria . Al Chicago la Stefy venne accompagnata da una sua amica di San Giovanni , baiosa pure lei molto carina , di nome Cinzia .A Cinzia Franco piacque fin da subito ma essendo molto timida faceva fatica a farsi notare così il sabato sucessivo dopo che io e la Stefy ci eravamo messi d’accordo per andare assieme al Panda con la mia macchina passandola a prendere da casa , la Stefy mi pregò di portarmi dietro Franco perche alla Cinzia , Franco piaceva molto e la Cinzia sarebbe stata assieme a lei quella domenica pomeriggio . Così accadde e come concordato quel pomeriggio passai da Castelmaggiore per prendere Franco . Poi passammo a prendere le ragazze come d’accordo a San Giovanni davanti alla casa della Stefy . Passammo un pomeriggio al Pandino molto rilassato e divertente , tutti noi quattro a ridere e ballare e scherzare per tutto il tempo. A fine serata rientrammo tutti sulla mia fidata 124 , di fianco a me c’era la Stefy dietro Franco e la Cinzia . Io mi misi a raccontare una marea di cavolate perchè come solito non stavo mai zitto e la Stefy mi dava corda , dietro invece la Cinzia che era molto timida era un poco nervosa , Franco era assorto e guardava fuori dal finestrino pensieroso .A un tratto sulla strada del ritorno col sole quasi sulla linea del tramonto ,poco prima di entrare in San Giovanni ,ancora in aperta campagna la Stefy mi indicò all’improvviso una stradina bianca che si perdeva nella campagna”Dai Purio “gira lì a destra. “Cosa dico io ? perchè ?”. ” Tu gira a destra non preoccuparti ” mi disse con tono fermo “Ok” faccio io ,rallentai di colpo e mi infilai nella stradina di campagna sollevando una nuvola di polvere , “Fermati li” mi disse la Stefy indicandomi uno spiazzo tra l’erba alta dietro a due alberi fronzuti . Fermai di colpo l’auto ma non feci in tempo a girarmi per vedere la faccia interrogativa di Franco che la Stefy mi prese per il maglione ed incominciò a baciarmi . Io istintivamente cercai di staccarmi da lei perchè un po mi sentivo imbarazzato ma la Stefy non mi mollò e continuo a baciarmi . .Praticamente cominciammo a limonare di brutto sul sedile davanti e io che sono due metri cercavo di rimpicciolirmi più che potevo tutto impacciato sul sedile di guida . La Stefy stava usando un sistema un po’ diretto per incoraggiare la Cinzia . Per spingere i due piccioncini a buttarsi e seguirci , e così accadde , non senza momenti di evidente imbarazzo tra i due, che mi spinsero a sghignazzare , subito ripreso dalla Stefy che non mi lasciava quasi respirare. Bellissimo e dolce ricordo di quattro ragazzi che sognavano l’amore in una 124 verde bottiglia in mezzo alla campagna Bolognese in una calda sera autunnale.Devo ammettere ripensando adesso a tutti quei momenti trascorsi con le Baiose che voi ragazze come in un teatro amoroso eravate veramente le protagoniste di quel gioco delle parti che vedeva noi ragazzi attori comprimari in una trama già scritta . Non c’è però trama più dolce di giovani ragazzi che si amano mentre la natura li avvolge in un caldo abbraccio per proteggerli dall’invidia di coloro che invidiano perchè amore non hanno .Si perchè era l’Amore , l Amore per la Vita la nostra stella Polare che ci guidava come Nomadi sempre in viaggio tra gli scogli della realtà .

Typhoon . L’ Afroraduno del Sabato 9 Luglio 1983 .

Typhoon . L’ Afroraduno del 9 Luglio 1983 Sabato .
Non ci volle molto per metterci d’accordo tra noi , tra me , Franco e Paolo. Eravamo alle Acque a Imola a sentire Rubens . ” Che facciamo domani ? ” chiese il Bibendum ” Andiamo su al Typhoon all’Afroraduno ? Sapete mi hanno detto che c’è anche un concerto dal vivo ? ” ” Si c’è prima un concerto di Tony Esposito e poi dopo c’è Loda che mixa ” Dissi . ” Comunque per me va bene ho la testa troppo imputtanita e così forse non penso , pensare mi fa male e non va affatto bene ” rincarai . ” Va bene allora disse Franco andiamo tutti ” Il Bibe però aggiunse ” Oh io però ho una mezza punta con la ragazza di Reggio Emilia che facciamo stiamo su ? Cosi magari se stiamo a dormire a Gambara domenica possiamo andare al Lago . ” ” Si si a me va bene ma non ho un solo soldo sta settimana ho speso tutto per cui dormire in locanda non se ne parla se volete ci portiamo i sacchi a pelo. ” Risposi al Bibendum da vera lima studentesca . Ci guardammo in faccia e tutti e tre e dopo esserci studiati un attimo in austero silenzio annuimmo ” Si sacchi a pelo ok ” disse Franco , poi aggiunse ” Ci troviamo a Castelmaggiore a casa mia verso le 16 e andiamo via con la mia macchina .” Io e Paolo Accettammo di buon grado e così decidemmo . Era quello il periodo che Franco era innamorato della sua bellissima Ford Taunus ed ogni occasione era buona per poterla usare . Era una auto veramente figa , verde col tetto in plastica nero , una linea sportiva da grintosa auto americana di quel periodo , di quelle che ti aspetti di vedere in tutti gli inseguimenti nei telefilm di Starsky e Utch . Così quel Sabato ci trovammo a casa da Franco come deciso . partimmo verso le 16 .00 direzione Gambara . Era un caldo pazzesco e pur essendo oramai tardo pomeriggio il senso di afa era insopportabile . Ce la prendemmo davvero comoda perchè decidemmo di fare la strada ” normale ” cioè non l’autostrada . Ricordo che salii davanti di fianco a Franco e Paolo dietro , finestrini tutti giù e via , verso la vita e certo senza mai lamentarsi per il caldo . C’era musica , tanta musica , la nostra musica nel mangianastri della macchina a palla. era la nostra musica che faceva da stupendo contorno ai nostri occhiali da sole , ai nostri lunghi capelli al vento , alle nostre camice aperte sui nostri giovani petti e alla nostra tanta voglia di vivere. ” Te Paolo hai poi una mezza punta con quella di Reggio ? “dissi ” Si si lei ci va con le sue amiche , quindi la becco di sicuro là ” mi rispose il Bibendum ” Fai bene Bibe , io . beh io lo sapete , ora sono a piedi no ? Io per ora sto bene così e non mi importa un fico secco della penna ” ” Seee Purio dai cazzo all’Afroraduno sarà pieno di ragazze vedrai che ti divertirai rilassati mo un po” . Mi disse Franco sorridendo ” Si , si mi rilasso , un cazzo mi rilasso , ma va bene lo stesso ” ” Cavolo Purio guarda che a tutti è capitato di essere mollati , sei libero ora di che ti lamenti? Divertiti no ? ” e me lo disse sorridendo il Bibendum ” Si si mi divertirò tranquilli ” E dentro di me pensavo che mi sarei preso una mega banana gigante , cioè mi sarei calato una mega fattanza fumando a bestia canne . ” Almeno avrei smesso di pensare a Lei ” . Così il viaggio procedette tranquillo mentre noi tre ci masturbavamo il cervello con mille idee, sogni , progetti e parlavamo , parlavamo di ragazze e poi di ragazze e ancora di ragazze , e sempre di ragazze come se la sola cosa che poi realmente importasse a noi giovani Bolognesi fosse proprio quella , cioè la Penna , anzi no in verità era SOLO quella . Ad un certo punto dico ai ragazzi ” oh regaz ho una sete biblica , e sono tutto sudato , ma dove cazzo siamo ? ” Infatti eravamo in piena campagna , solitari , su una ampia strada provinciale contornati da sterminati campi coltivati . Il Bibe si tira su e mi dice ” oh guarda dove siamo finiti in mezzo Purio ” così io mi metto a guardare con più attenzione i campi che ci correvano veloci attorno ” Cavoli Bibe sono campi di cocomeri . Franco accosta dai , accosta ” Franco che aveva capito rallentò e si fermò a bordo strada. Rapidi come gatti io e Paolo saltiamo il fosso che separava la strada dai campi e ci inoltriamo in mezzo a tutte quelle piante basse che traboccavano di succose angurie. ” Quale scegliamo ? ” chiesi a Paolo. Paolo si mise a tocchettare le cocomere producendo suoni sordi poi scelse . ” Prendiamo questo ” . Presi con cura il cocomero che mi aveva indicato Paolo , era bello grosso. Rapidi ripassammo il fosso . Quando fummo alla macchina , Franco ci chiese ” Oh non abbiamo mica coltelli come la apriamo ? ” ” Semplice ” dissi e presi un grosso sasso che era li sul bordo del fosso. Tirai un colpo secco alla pancia del cocomero che con un suono sordo si ruppe in più pezzi . Incominciammo così a mangiare avidamente il cocomero che pur essendo caldo andava benissimo per toglierci la sete. In giro non c’era anima viva . il Sole riscaldava le figure di tre ragazzi seduti appoggiati ad una ford intenti a sputarsi semi di cocomero addosso , per poi finire a tirarsi pure i pezzi di cocomero e rotolarsi per terra come tre animali ridendo di gusto . Certo ci divertivamo con poco ma sono proprio questi i momenti nei quali vivi la vita appieno , senza starci troppo a pensare su . Si liberi , davvero liberi. Ripartimmo sgommando ridendo verso la nostra destinazione . Dell’ Afroraduno ho ricordi non proprio nitidi . Ricordo , Il concerto , tanta gente , la musica del tifone e poco altro . Si mi presi una bella banana ed una bella fattanza , fatta proprio come si doveva . Il mattino dopo mi svegliai contrariato e immusonito perchè la fattanza mi aveva provocato solo un grande male di testa e non mi aveva guarito affatto dal male d’amore . il cuore se ne andava per conto suo e la mente non poteva fare nulla se non seguirlo . No non c’era altro da fare che lasciarsi andare e continuare a vivere , così mi alzai guardai Franco e Bibendum che mi stavano guardando interrogativi e dissi ” Oh ! Andiamo al Lago regaz ho voglia di caffè e paste. Ho fame ” .

” ARENA DISCO ” SOLESINO PADOVA

Il bolognese si sa , se si affeziona ad un luogo , è poi abbastanza difficile spostarlo da lì . Per tutto l’inverno del 1982 per noi Bolognesi , la domenica pomeriggio , voleva dire Panda a Nonatola . Non mancammo una sola domenica a quell’appuntamento. poi come per magia un sabato sera al Chicago a febbraio del nuovo anno , il 1983 , alla chiusura , quando la musica calava di intensità e si accendevano le luci fisse che sancivano la fine della serata , ci ritrovammo tutti in cerchio per la solita riunione che avrebbe deciso dove andare a ballare la domenica pomeriggio . Non c’erano i cellulari o gli smartphone per cui ti dovevi mettere d’accordo al momento quando tutti erano ancora presenti perche’ se perdevi il tram rischiavi di perdere un passaggio nella comunicazione che ti avrebbe creato grossi problemi . Tipo passare un pomeriggio di merda sapendo che gli altri erano chissà dove e tu non sapevi a che santo votarti . Mentre eravamo in cerchio , qualcuno avanzò una proposta , ” Ragazzi ho sentito che vicino a Padova , a Solesino , c’è una discoteca che fa bella musica alla domenica pomeriggio ed è pure molto frequentata che dite? ” In genere le proposte solleticavano la nostra curiosità giovanile , come era giusto che fosse . Qualcuno ricordo che chiese al Bongo , ” ma in sti posti c’è della Penna ? ( ragazze) . Il Bongo rassicurò l’ansioso di turno con un sorriso radioso ” Si ce ne era e tanta e pure si diceva molto belle ” . Con una simile informazione decidemmo all’unanimità , ragazze comprese , di abbandonare per una volta il Panda e di andare in trasferta fuori regione. Ci trovammo così alla domenica pomeriggio in massa alla stazione delle corriere . C’eravamo davvero tutti noi . Si formò così una bellissima carovana diretta verso questa oscura località Solesino. Credo il Bongo guidasse la colonna perchè era l’unico a cui alcuni ragazzi di Padova avevano dato informazioni , generiche . circa la strada da fare per arrivarci. Io che avevo caricato , Franco e il Bibendum seguivo il Cx Blu del Mauk. Ricordo che uscimmo compatti dall’Autostrada a Boara credo di sopra , e proseguimmo lungo la provinciale fino a Solesino . All ‘arrivo davanti all’Arena ricordo che non ne rimanemmo così tanto bene impressionati. Era come un abitazione normale stretta tra le case con una stradina stretta dove parcheggiare non fu affatto facile . I bolognesi si sa sono per natura un poco snob ma devo dire che già all’ingresso i toni sfumarono al bello , perchè in quell’ingresso foderato di una carta da parati a scacchi rosso e nera , c’ era di fatto una fauna femminile molto ma molto attraente almeno per noi maschietti , ma di certo neppure le nostre amiche si poterono lamentare dei tanti ragazzi presenti . l’ingresso poi nell’ Arena confermò le impressioni dell’ingresso . Era una discoteca , almeno per me molto bella , perche’ si sviluppava anche in alto , dove c’era una specie di balconata praticabile che circondava tutta la pista . La consolle poi era veramente bella e la musica che ne usciva non aveva nulla da invidiare alle altre discoteche Afro anzi . Fu un pomeriggio molto molto divertente. Le ragazze erano veramente belle e quello che a me piaceva davvero tanto era sentire in loro la parlata veneta o la cadenza veneta in tutto quello che dicevano . Ricordo che conoscemmo da subito un sacco di persone e fummo accolti con tanto calore , tanto che per tutte le domeniche successive andammo sempre all’Arena e del Panda non ne parlammo più . Chissà forse dipese dal fatto che , la maggioranza di noi maschietti , si ritrovò nel giro di un paio di settimane , con una bella veneta al fianco . Di quel periodo ricordo così tante cose così belle che spesso mi assale la nostalgia quando ritorno in Veneto . Ricordo con la bella stagione che arrivava con i suoi profumi e colori , le nostre scorribande , mie e di Franco in dolce compagnia a Villa Draghi , al Prato della valle , a Sottomarina al mare , le mangiate di fritto di pesce , il bere , si tanto bere , tanto divertimento e felicità . Cosa si poteva volere di più . Nulla credo oggi . benedico ancora oggi quella serata e la nostra voglia di conoscere cose e posti e persone nuove altrimenti io non avrei vissuto . si non avrei vissuto . Oggi mi rimane tanta nostalgia ,ricordi , amicizie vere , e la consapevolezza che nel mio profondo un poco dello spirito saggio e vero di questa terra Veneta avrà sempre uno spazio speciale nel mio cuore .
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HOTEL 4 STELLE BAIOSI

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Diciamocelo ragazzi, in tutti questi meravigliosi anni c’è stato un oggetto indispensabile che ci ha accompagnato costantemente in tutti i nostri viaggi in giro per le discoteche Afro più belle di quel periodo . Un oggetto a cui non è stato mai dedicato uno scritto , un racconto e per quel che ne so io nemmeno un rigo , nulla di nulla . Di chi sto parlando ? Ma del nostro fedele e insostituibile sacco a pelo . Era impossibile che in quegli anni un baioso o una baiosa che si rispettasse non ne avesse uno personale . Il sacco a pelo stava al baioso come al paninaro le Timberland ed era nominale cioè legato inscindibilmente al suo proprietario . Dove andava uno c’era anche l’altro . Per questo motivo il sacco a pelo non si prestava mai al massimo si condivideva , certamente con grande altruismo , ma solo con l’altro sesso per scambiarsi reciproci e quantomeno interessanti punti di vista . Anche io avevo Il mio che era un sacco a pelo classico verde , a mummia , doppia imbottitura , bello morbido , fatto su misura per me visto la mia altezza . Il mio sacco a pelo era sempre legato al portapacchi anteriore della mia fidata vespa PX blu , pronto all’uso . A lui devo tantissimo perchè è sempre stato con me per tutto il mio eterno peregrinare in quel periodo garantendomi sempre una calda accoglienza in qualsiasi situazione ce ne fosse stato bisogno . Il sacco a pelo era il principale oggetto di arredamento della mia bellissima tenda canadese a due posti che ogni agosto era stabilmente piazzata nei camping di Riccione o Misano Adriatico a volte il Fontanelle o il Conca d’oro, lato vicino maneggio cavalli con perenne infestazione di mosche e tafani e con il persistente , e poco simpatico odore di stallatico . L’arrivo della tarda primavera era motivo di grande gioia per me , per noi bolognesi , perchè la temperatura mite ci consentiva la totale libertà di spostarci dove volevamo senza preoccuparci di dove avremmo dormito perchè tanto sapevamo che col sacco a pelo un buco lo avremmo sicuramente trovato . Con il nostro sacco a pelo dormivamo pressochè dappertutto senza tanti problemi . Io e ed i miei amici abbiamo dormito in giardini pubblici , per terra davanti a negozi , al lago , in spiaggia , nei campi , dentro una rotonda , in una casa in costruzione , dove capitava insomma. Certo che questo nostro atteggiamento di grande libertà stimolava l’attenzione dei vigili urbani o dei Carabinieri che spesso ,ci svegliavano dal nostro giovanile sonno profondo per farci sloggiare per sconosciuti motivi di ordine pubblico con metodi quantomeno spicci e rudi . Cosa mai facevamo di male se non riposare le nostre membra spossate dalle ore passate a ballare ,a conoscere,ragazze, a fare l ‘amore, a vivere pienamente la vita . Una luce blu o una torcia elettrica puntata in faccia ci toglieva in modo brusco dalle braccia di Morfeo e spesso dalle braccia di qualche bella ragazza con nostro grande disappunto . Non che noi fossimo particolarmente turbati dall’atteggiamento poco amichevole delle Forze dell’ordine perchè lo sgombero avveniva tra risate brillanti , argentine e mulinare di capelli e corpi femminili perfetti e maschili altrettanto perfetti . Come un vero e fiero popolo nomade raccoglievamo le nostre cose ,e dopo un mezz’ora scarsa che i poliziotti se ne erano andati sceglievamo un altro posto idoneo e ci rimettevamo a dormire grazie alla grande versatilità offerta dal sacco a pelo. Lo srotoli ti ci infili dentro ed amen .Quanto mi piaceva incrociare le braccia sotto la testa e osservare il cielo stellato sopra di me nella notte limpida dell’estate, spesso cullato dal rumore delle onde del mare, e dall’odore della brezza salmastra . Respiravo a pieni polmoni la vita e mi sentivo un Re. Se poi si aveva al fianco una bella ragazza baiosa dai lunghi capelli che condivideva il tuo sacco a pelo si poteva volare direttamente in paradiso . Ma si poteva anche finire all’inferno divorati vivi dagli insetti , esperienza decisamente sgradevole . Una notte io e Franco andammo a dormire nei dintorni di Gambara nel mezzo di campi coltivati a granoturco . Fu dopo il famoso Afroraduno organizzato nello stadio di Gambara nel Luglio del 1983 . Era una notte calda e afosa e io e Franco , dopo l’ Afroraduno , decidemmo di dormire in un accogliente campo di granoturco appena fuori il paese . Ci addormentammo beatamente ai piedi del campo. Non so quanto tempo passò ma ricordo che ci svegliammo quasi di soprassalto perchè eravamo invasi da torme di insetti , chi ci volava addosso , chi strisciava su di noi ,chi camminava con le sue zampette invadendoci il sacco a pelo , i capelli , i vestiti . Ci alzammo di scatto per ripulirci dai nostri simpatici amici , prima di ributtarci a dormire 50 metri piu in là ,per poi rivivere , dopo neanche mezz’ora , la medesima situazione , insetti e ancora insetti . Fu una vera notte da incubo credetemi ma comunque catalogata come esperienza di vita all’aria aperta . Già il mio sacco a pelo. A volte lo utilizzavo come morbido cuscino da mettere sotto la testa quando mi appisolavo nelle calde giornate di agosto ai giardini del Columbus. Gigante elfico dalla diafana pelle e dall’occhio azzurro rifuggivo i caldi raggi del sole del mezzodì cercando conforto all’afa agostana all’ombra di qualche scarno albero .Con il mio fido sacco a pelo sotto alla testa cercavo di riposarmi visto che la notte non dormivo mai e di giorno pure perchè io e Franco ci coricavamo in campeggio alle prime luci dell’alba salvo poi fuoriuscire dalla canadese dopo poche ore madidi di sudore dato che il sole che si alzava sullo zenit rendeva l’aria dentro la tenda calda ed irrespirabile. Cercavo io allora il conforto di pochi minuti di sonno nel nostro amatissimo giardino spesso inutilmente visto che immancabilmente mi beccavo un gavettone d’acqua da parte di qualche buontempone della mia compagnia . Quante altre storie vi potrebbe raccontare il mio sacco a pelo se potesse. Quanti momenti di felicità e libertà , e quanti amori . Ancora oggi chiuso in un Hotel 4 stelle con tutti i confort , affondato in un morbidissimo letto,nel buio della notte ,ripenso al mio sacco a pelo , al senso di libertà che mi donava e allora ricordo e penso e ripenso a quei momenti stupendi e non c’è una sola volta che non baratterei immediatamente quel confortevole Hotel per potere stendermi nel mio sacco a pelo e rivivere magari una notte , una notte sola . Quella notte che ognuno di noi custodisce nel profondo del proprio cuore come una cosa preziosissima e desidererebbe più della propria vita stessa riviverla ancora una volta….

IL MIO TATUAGGIO

Oggi il tatuaggio sul nostro corpo è diventato un fenomeno di massa , lo si fa in tutte le parti del corpo , e viene vissuto oramai come una cosa normale . Il tatuaggio è diventato un mezzo riconosciuto da tutti per esprimere la propria identità , il superamento di un momento difficile , la gioia della nascita di un figlio , il ricordo di una persona cara , e mantiene ancora il significato di piccola e colorata trasgressione . Ma nei primi anni 80 farsi un tatuaggio non era cosa di tutti i giorni . I tatuaggi erano appannaggio dei delinquenti , di chi aveva fatto la galera vera . Era il simbolo di appartenenza alla malavita , di chi aveva avuto una vita durissima , dei marinai o dei soldati . Vedere un tatuaggio tra noi i baiosi era cosa assai rara , lo si notava solo in alcuni ragazzi , particolarmente dediti a farsi cannoni a nastro o peggio , che si facevano tatuare il simbolo del Joint , lo sballo . A me l’idea di farmi fare un tatuaggio non mi aveva mai sfiorato nemmeno l’anticamera del cervello anzi il fatto di farsi toccare la pelle con un ago lo consideravo un po’ da sfigati . In quell’Agosto del 1982 ero ospite al ” Camping Fontanelle ” e quel mezzogiorno , come solito , ero a farmi un panino alla mortadella nello spaccio del campeggio . Un bel panino da 3000 lire come ricco pranzo per sfamarmi . Mentre ero in fila al banco dei salumi aspettando il mio turno mi accorgo che vicino a me ci sono due ragazze bionde. Mi guardano insistentemente . Sorridere diviene naturale. Conoscersi pure. Sono di Brescia , sono in campeggio da alcuni giorni . Si chiamano Katia e Monica. Mi confessano che sono giorni che ci tengono d’occhio a me e Franco . Ne sono piacevolmente sorpreso , sorrido un poco imbarazzato così propongo loro di mangiare tutti assieme , nella nostra piazzola , panini . Accettano divertite . Compero i panini per tutti , uno anche per Franco , e esco con le ragazze . Arrivati alla mia tenda canadese , finite le rapide presentazioni con Franco , ci mettiamo tutti assieme a mangiare i panini . Passiamo così l’ora di pranzo a ridere e scherzare a conoscerci . Incominciamo così a frequentarci spesso al campeggio . Con le ragazze io e Franco finiamo per mangiare assieme i mitici panini dello spaccio e le ragazze cominciano a venire con noi alla sera al Columbus , Il tutto però in grande amicizia . Ecco , oggi io non so spiegarmi come mai , io e Franco , non andammo oltre l’ amicizia , certamente non perchè non fossero carine anzi tutt’altro . Chi ha vissuto un periodo di vita come il nostro sa che noi eravamo immersi in un ambiente dove il conoscere persone , ragazzi e ragazze , ti portava a socializzare poi con tantissime altre persone in un rimando continuo di incontri , di scambio di opinioni, di emozioni . Era un turbinio di personalità , bellezze varie, parlate strane , diverse , spesso affascinanti , emozioni continue , nuove , era l’adrenalina a mille che sentivi che ti scorreva dentro che ti portava a vivere in una vertigine costante . In mezzo a questo mulinare di passioni e sentimenti non era affatto scontato che tu ti potessi concentrare solo ed esclusivamente sul sesso . Cioè certo era importante ma non era certo l’elemento più importante , perchè quello che risaltava in quei momenti di magia , dove tutti noi eravamo interconnessi gli uni agli altri , era lo stare assieme per il piacere di esserci in quel preciso momento della tua vita . Comunque tra noi andò cosi . Una sera ci trovammo con le ragazze presso la loro tenda prima di andare al Columbus. Katia era molto indaffarata ,stava seduta in terra e stava armeggiando attorno alla mano di un ragazzo dai capelli lunghi che non avevo mai visto . ” Che cosa stai facendo Katia ? ” chiesi . ” Sto facendo un tatuaggio ” . Mi rispose . ” Un tatuaggio ? ” esclamai sorpreso ” Posso stare a guardare ? ” . ” Certo ” mi rispose . Katia in quel momento era impegnatissima a disegnare il simbolo del Joint tra il pollice e l’indice della mano del ragazzo . Per fare il tatuaggio Katia aveva messo assieme tre aghi , di quelli da cucire , che aveva unito con del filo di cotone colorato, quello semplice per attaccare i bottoni. Con l’ago artigianale così formato Katia procedeva a tatuare la pelle della mano del ragazzo intingendo gli aghi direttamente da una boccetta di inchiostro nero Pelikan. Null’altro . Non aveva nemmeno un poco di disinfettante con cui pulire la ferita e per sterilizzare gli aghi aveva usato l’accendino con la cui fiamma aveva ripassato più volte la punta egli stessi. Mi chiedevo in quel momento se Katia avesse mai visto quei film di serie B al cinema di paese, dove, per cauterizzare una ferita non facevano altro che usare una lama incandescente senza anestetizzare il poveraccio di turno . Vero è che in quei momenti di spensierata leggerezza non si pensava mai o quasi mai a pensieri negativi neanche quando invece avremmo dovuto farlo. Io seduto vicino a loro seguivo con grande attenzione la riuscita del tatuaggio . Mi sentivo come magicamente attratto e affascinato dai veloci movimenti delle mani di Katia che , con grande perizia , si stava impegnando per fare venire al meglio la figura del joint . l’adrenalina prese a salirmi nel sangue , mi assalì così una grande voglia . ” Katia quando hai finito fai un tatuaggio pure a me ?” chiesi . Katia mi guardò con stupore . ” Ma certamente Purio , appena finisco te ne farò uno ” . Quando ebbe con il ragazzo , che poi scoprimmo chiamarsi Mario , mi fece cenno di accomodarmi in terra vicino a lei . ” Dove lo facciamo il tatuaggio mi chiese” . ” Sul mio polso destro ” le dissi porgendogli la mano . ” Vuoi che ti faccio il simbolo del joint anche a te Purio ? ” mi chiese Katia ” No no ” risposi . ” Pensavo a qualcosa di più carino ad un fiore , un fiore di Loto . puoi disegnarmelo ? ” ” Certamente non è facile per me ma te lo farò ” mi rispose . Katia si mise a ” sterilizzare ” le punte degli aghi con l’accendino . Poi con una biro mi disegnò un bel fiore di loto e subito dopo incominciò con grande attenzione a tatuarmi la pelle . Io ero come in trance e guardavo il ritmico intingersi degli aghi nel boccetto dell’inchiostro nero Pelikan . Il tatuaggio però venne bene . Me lo rimirai tutto soddisfatto . Katia un poco ansiosa per il risultato mi chiese se ero soddisfatto del lavoro . Risposi di si sorridendo . Ero proprio felice avevo tatuato la mia pelle con un simbolo che allora mi rappresentava , ero io e la cosa mi faceva stare bene . Quando mi chiedevano al Columbus se era un tatuaggio quello che avevo sul polso io rispondevo con decisione di si . la cosa mi riempiva di orgoglio . Avere tatuato un fiore non era che una piccola trasgressione ma per me era importante per urlare al mondo chi finalmente io fossi . Un ragazzo , freak baioso , tanto felice di esserlo da incidendoselo sulla pelle . Perchè quel piccolo fiore che avevo voluto racchiudeva per me il significato di quell’intero universo che era il nostro modo di essere . Quel tatuaggio mi segna la pelle ancora oggi retaggio di un periodo che ho vissuto e che ancora vive dentro di me e lui il fiore di Loto è lì a ricordarmelo.

Il Chicago , Il Biccio , I Roipnol !


Novembre 1982 .
E’ una fredda sera invernale tipica di fine Novembre , umida e nebbiosa . Mi trovo come tutti i sabato sera al ” Bar Centrale ” di Castelmaggiore , paesone della bassa Bolognese . Sto aspettando Franco lì al bar come facevo di solito , al caldo , per poi partire per andare a trascorrere la serata , come tutti i sabati , al Chicago . Nel bar ci sono tanti ragazzi e ragazze e c’è pure la mia vecchia compagnia . Mi fermo a parlare con il Biccio . ” Ciao Biccio ” gli faccio come butta ? ” Biccio mi saluta con un leggero cenno del capo mentre tira una grande boccata di fumo dalla sigaretta . ” Ciao Purio ” mi dice in una nuvola di fumo . ” Andate al Chicago pure stasera? ” ” Come sempre ” gli dico io . “Te che fai Biccio ? Stai qua con gli altri ragazzi ? se vuoi puoi venire con noi . ” Boh ancora non so però non ho voglia di stare tutta sera al bar a farmi seghe” mi dice il Biccio con aria annoiata . ” Vieni con noi allora no ! che aspetti ? “. ” Adesso vedo ” mi risponde tagliando corto il Biccio mentre si accende nervosamente un’ altra sigaretta . Intanto è arrivato Franco e quindi noi salutiamo tutti e usciamo , quasi di corsa , dal bar . Il freddo della sera mi arriva sulla faccia come una lama tagliente , un brivido mi corre giù per la schiena fin dentro gli stivali Camperos nuovi che portavo . La sensazione di portare i Camperos era un poco strana per me che non ero certo abituato a portare stivali col tacco essendo così alto . Ricordo la povera Mamma che mi mise a posto tutti i miei jeans per far si che cadessero perfettamente sopra gli stivali . Io di certo non le ero stato di grande aiuto perchè durante le prove io la stressavo cacciando dei ” Ma mamma me li hai fatti troppo corti ” o ” ma dai mamma sono troppo lunghi e larghi ” . Mia mamma paziente mi accontentava nella mia pignoleria dove anche un centimetro nei jeans in più o in meno , all’orlo dei pantaloni , faceva la differenza tra bello e brutto per me . Perchè io dovevo essere perfetto e vestire come gli altri ragazzi del Chicago ne più ne meno . Io e Franco saliamo sulla mia roboante 124 verde bottiglia e stiamo per partire che il Biccio arriva di corsa e mi si para davanti al mio finestrino . “Ohhhhh ! ” ci dice “stasera vengo anche io regaz ” Ok Biccio ci fa piacere “gli faccio io ,”salta su con noi dai” . Partiamo quindi con la mia macchina per Baricella . Con la musica a canna nel mangianastri ci inoltriamo con difficoltà lungo la provinciale dato che c’è nebbia come solito . Arrivati al Chicago entriamo . Il Biccio invece di stare con noi sparisce subito ma noi non ce ne preoccupiamo , perchè lui era fatto così , spesso andava in giro da solo , per poi riemergere alla chiusura . Io poi ho un appuntamento con la Miky per cui non vedo l’ora di salire su in galleria dove avevo appuntamento con lei . Lascio Franco con la nostra compagnia al solito posto , vicino all’entrata della galleria e salgo su . La Miky mi stava aspettando al solito posto nell’angolo più alto della galleria. Lei non mi ha ancora visto , fuma nervosamente una sigaretta tirando lunghe boccate. Io mi fermo un attimo . Mi incanto a guardarla mentre la Miky piegava il capo all’indietro per buttare fuori il fumo . la raggiungo quasi di corsa . I nostri sguardi si incontrano . Non ci diciamo nulla . Esistono istanti di magia tra due cuori che battono assieme e interromperli con le parole sarebbe un delitto , non ce n’era affatto bisogno in quell’istante , i nostri occhi si dicevano già tutto e i suoi , così azzurri brillavano come non mai . Dopo un bel pò che siamo su io devo andare al bagno . Così ci vado e chi trovo lì ? Il Biccio . “Ehi Biccio ” gli dico …”Che fai ?” . il Biccio quasi non mi fuma di straforo perchè stava armeggiando con delle pillole bianche .” Ohhh Purio” Mi apostrofa ,”ho comprato queste da un tizio ” . “Che roba è ? ” gli faccio io .” Roipnol ” mi mostra lui. ” Purio ne ho presa una mezza e non fa un cavolo ora prendo l’altra metà”. “Roipnol ?” gli dico io ” Stai attento cavolo vacci piano e roba pesa sei scemo a fare così ? ” Il Biccio annuisce come a darmi ragione ma si ingolla anche l’altra mezza pasticca . ” E’ scemo ” penso tra me mentre esco dal bagno ” Si è proprio scemo ” e me lo dico scuotendo la testa da solo . Torno su dalla Miky . la Miky appena ritorno da lei mi chiede ” hai la macchina Purio ? ” Io annuisco sorridendo . Ho caldo mi dice lei mentre mi prende per mano e mi trascina di sotto . Scendiamo li dal Bar. Ed è in quel punto che noto di nuovo il Biccio che ha un bicchiere di plastica con un liquido scuro dentro.”Biccio ” gli dico . “Ohhhhhhh.Purio” mi fa lui . “azzo bevi?” gli ringhio “Un Wiskey “mi fa lui .”Ma sei scemo Biccio ?” ” Boh ! ” mi fa lui .” la pillola non mi fa un cazzo” e ingolla tutto d’un fiato il contenuto del bicchiere . Io mi giro verso la Miky scuotendo il capo e la Miky , che aveva visto tutto , ride come una matta mentre mi trascina fuori dal Chicago .
la serata scorre via dolcemente . Io e la Miky rientriamo al Chicago . Siamo abbracciati , io le stringo la vita . Quanto mi piaceva sentire l’onda dei suoi lunghi capelli biondi che mi accarezzava la mano. Non faccio in tempo ad entrare che mi sento tirare per un braccio è uno degli strappabiglietti del Chicago . Li dentro oramai mi conoscevano bene tutti .”con me” mi sussurra all’orecchio . Io faccio segno alla Miky di aspettarmi su in galleria . lei mi guarda con aria preoccupata . Io allargo le braccia e seguo lo strappabilgietti .Usciamo fuori e proprio davanti all’entrata del Chicago c’è Il Biccio in mezzo ai carabinieri. ” Oh cavolo ” penso , tra loro riconosco il Maresciallo di Baricella . Io il Maresciallo con i grandi baffoni neri Lo conoscevo bene e sapevo che era una brava persona davvero . Il Maresciallo mi si avvicina e mi fà .” lui è tuo amico vero? ” . Annuisco.” Non vedi come è messo ?” . Il Biccio ha una scimmia biblica , smozzica parole incomprensibili , ha gli occhi socchiusi,e fatica a stare in piedi se non sorretto .Sta su tenuto di peso tra i carabinieri come Cristo in croce. ” Fammi il piacere” mi dice il Maresciallo ” portalo a casa sua dai “e così dicendo me lo mollano in braccio tipo sacco di patate . Io me lo carico di peso e lo trascino dentro il Chicago .Faccio fatica e ho bisogno di aiuto. lo mollo così su un divanetto e avviso Franco. Oramai la serata è finita e decidiamo di andare via subito . Salutiamo tutti . Io vado su a raccontare tutto alla Miky .”Devo scappare ” le dico con un velo di tristezza . Lei mi fa” vai al Panda domani? “Certo dico io”.Anche io ” dice la Miky “ci vediamo là allora ” e mi da un lungo e tenero bacio . Scendo quindi di volata , raggiungo Franco e insieme portiamo Biccio fuori dal Chicago .
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La mia 124 era parcheggiata sul vialetto quasi di fronte alla discoteca . Lo carichiamo dietro con fatica e poi partiamo . Il Biccio biascica parole incomprensibili , ha quasi il capo sulle gambe ed è tutto rannicchiato su se stesso .” Franco ” dico io “che facciamo?”.” Boh ” mi fa lui”. E io di nuovo ” Mica possiamo andare a casa sua suonare il campanello, svegliare i suoi genitori e poi dire ecco vi abbiamo riportato vostro figlio. Che gli raccontiamo al padre?.”Intanto mi mangio le pellicine delle unghie dal nervoso e penso . Franco è silenzioso. Il Biccio steso…. Il tempo passa rapido e siamo quasi vicino a Castelmaggiore .Il Biccio abitava in campagna , il papà era contadino ,in una bella casa ristrutturata con l’aia il fienile,il pollaio ,ed un cane alla catena cattivissimo nero come la pece . Alla fine del viaggio arriviamo all’entrata della strada bianca che portava alla casa. Imbocco lentamente il viottolo sterrato a fari spenti , sembriamo due ladri , mi fermo vicino alla casa sul lato dove c’era l’entrata .Nessuno di noi due parla . Scendiamo ,io e Franco,è molto freddo. Ci guardiamo e con un cenno di intesa io apro la portiera posteriore. Il Biccio sentendo il freddo della notte ha un guizzo , alza il capo mormora qualcosa di incomprensibile,mentre allunga il braccio cercando di prendere la maniglia della portiera e fa il gesto come per richiuderla.Solo che la mano abbranca l’aria e continua a ripetere il gesto più volte nel vano tentativo di chiuderla . Io e Frank ci guardiamo e scoppiamo a ridere . Una risata nervosa contagiosa .Ridiamo come due cretini di notte al buio di una risata grassa. Il cane nero come l’inferno incomincia ad abbaiare .Smettiamo di ridere e stiamo in silenzio osservando i piani alti . Luci spente , per fortuna. “Dai facciamo qualcosa ” sussurro a Franco ” Io lo tiro giù tu Frank gli frughi le tasche e trovi le chiavi di casa”.Così con fatica tiriamo letteralemnte il Biccio fuori dall’auto . Franco gli fruga nelle tasche mentre io tengo con fatica il Biccio in piedi che non reagisce , sembra in coma profondo .Io scoppio di nuovo a ridere e quasi il Biccio mi cade in terra. Il cane ricomincia ad abbaiare. Che palle siamo nella merda mi dico tra me “Pensa se adesso apre la porta suo papà e ci vede” dico a Franco , e giù a ridere di nuovo . la luna che faceva capolinea illuminava una scena surreale . Il cane abbaia con sempre più insistenza . Finalmente Franco trova le chiavi . ” Eccole ” mi dice mostrandomele trionfante . “Apri quel cazzo di la porta , sbrigati non ce la faccio più a tenerlo ” gli dico “.Lui riesce ad infilare la toppa ed apre ,finalmente .Rapidamente al Biccio gli infiliamo le chiavi in tasca ,Franco tiene la porta aperta ,io lo butto dentro con una spinta . Il Biccio non cade come pensavamo barcolla ma sta in piedi , poi lentamente il Biccio si affloscia come uno zombie senza vita su se stesso, lì all’ingresso . Abbiamo visto abbastanza , il Biccio è sano e salvo a casa così chiudiamo la porta e via,balziamo in macchina mentre il cane abbaia più forte . Via a fari spenti percorro a ritroso dando gas il viottolo sterrato di casa del Biccio e imbocco sgommando la provinciale . Ridiamo ! Si io e Franco ridiamo finalmente liberi dalla tensione . Ridiamo come pazzi mentre la notte , complice, finalmente ci inghiotte .

FIAT 124 VERDE BOTTIGLIA

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Nell’immaginario Baioso l’auto ideale, il vero ” ferro per eccellenza” era la Citroen DS , una vera icona di quei primi anni ottanta . Della mia ammirazione per i DS ne ho già parlato lungamente compresa la mia avventura con papà nel disperato tentativo di farmene comperare uno bordeaux per tre milioni di vecchie lire. Come tutti oramai sapete chiusa la pratica del DS ,visto che papà non mi diede nemmeno un centesimo ,e visto che ero studente , mi dovetti accontentare dell’auto di famiglia che dovevo contendere ai bisogni dei miei genitori. Allora la macchina di famiglia era una bellissima 124 verde bottiglia con gli interni marroni ed il soffitto in plastica bianca . Io la odiavo perchè , secondo il mio punto di vista, non aveva niente di Baioso .Così quando dovevo caricare qualcuno mi vergognavo come un ladro . Mi veniva naturale ogni volta che avevo qualcuno a bordo , di scusarmi , di ripetere che ero studente , che non avevo soldi e che questo passava il convento . Le cose cambiarono un sabato sera al Chicago. Quella sera conobbi alcuni ragazzi credo di Trento o Bolzano. Feci amicizia in particolare con uno di loro. un ragazzone alto e ben stazzato con i capelli lunghi lisci biondi biondi e la flemma nel parlare che secondo me era anche provocata da una bella fattanza. Erano venuti al Chicago in treno e poi con l’autobus e dovendo rientrare avevano necessità di qualcuno che li portasse in stazione. Io mi offri con slancio di accompagnarli anche se , abitando allora a Funo vicino a Castelmaggiore voleva dire farsi un bel pezzo di strada in più . Alla chiusura del Chicago io caricai i 4 ragazzi in macchina e partimmo per la stazione di Bologna. Durante il viaggio mi lamentai per l’ennesima volta della mia auto verde non assolutamente Baiosa. Il Biondo che sedeva dietro di me dal mio stesso lato guida socchiuse gli occhi come per raggruppare le idee e trarre ispirazione e dopo un lungo momento di pausa così mi disse .” Tu stai sbagliando perchè guidi un ferro esagerato e bellissimo .Tutti hanno i DS Pallas, la due Cavalli, la Dyane, la Renault 4. Ma una 124 verde non è da tutti guidarla per me hai un auto fighissima. ” Io replicai chiedendo. “Ma va là ma sei sicuro ?”. Dallo specchietto retrovisore intravidi i nordici ragazzi annuire all’unisono mentre il biondo si accasciava sul sedile come se avesse fatto una fatica enorme a raggruppare le idee . Così arrivammo in stazione a Bologna , prima di scendere il biondo mi disse ” Ehi Purio hai una penna?” “perchè chiesi io?”. “Tranquillo Purio ” mi disse ” Pensavo che una macchina così figa sarebbe stata ancora più figa se tutti noi potessimo lasciarti una dedica con firma anche per ringraziarti del passaggio che ci hai dato .” Io annui sorridendo mentre gli allungavo una bic nera . Così i ragazzi si misero a scrivermi ognuno una dedica con tanto di firma . Il biondo firmò una bellissima dedica per ultimo nel restituirmi la penna mi disse ” Tu Purio non abiti a Bologna vero?” ” No vero” gli dissi sorridendo. “Abbiamo passato il mio paese chilometri fa.” ” Lo immaginavo” mi disse mentre sorridendo ci stringemmo con calore la mano “Bello conoscerti Purio ” mi disse il biondo .Ci salutammo abbracciandoci tutti mentre di corsa riuscivano a salire sull’ultimo treno della notte per il nord . Nacque così una bella amicizia con gli uomini del nord e ci rivedemmo altre volte al Chicago. Da allora chiunque salisse sulla mia macchina doveva lasciare una dedica con firma . Quando demolii la mia 124 non fui svelto a togliere la copertura del tettuccio .Sarebbe stato un colpaccio averlo adesso perchè era pieno di dediche ,firme ,indirizzi,numeri di telefono ,adesivi ,disegni . Un pezzo della mia storia. Mai avrei immaginato che con quell’auto sarei stato dappertutto ,e mai avrei immaginato che avrei caricato su di essa così tanti ragazzi e ragazze.Per lunghi anni la mia 124 e stata la mia alcova mobile ,sicuro porto di attracco non solo per me ma per i miei amici perchè spesso la prestavo per tale fine. Una casa da condividere .Un posto tranquillo dove stare con chi ,allora ,ti faceva battere il cuore forte forte. Un posto solo per te e lei.Era la mia 124 verde bottiglia che mi accompagnava fedele al Chicago in quelle notti fredde ed umide mentre i suoi fari gialli cercavano di fendere una nebbia fitta come burro. Era lei che mi accompagnava a Modena per correre dalla Miky in quelle serate fredde di ottobre solo per sentirmi dire ” Ciao bel mago ” .Quanto mi piaceva che la Miky mi chiamasse Mago. Le Modenesi avevano un modo tutto loro di esprimersi che a me piaceva da morire . Fu così che scoprii che per essere felici non importava avere una bella macchina ,il DS appunto . Mi Importava avere tanti amici con cui condividere il poco ,ma che allora era tanto , che avevi .Mi importava essere amato , Mi importava vivere .

UNA SERATA “MONDIALE”


SABATO 10 LUGLIO 1982

SABATO : Quel giorno mi alzai prestissimo . Dovevo andare a Riccione , per passare il fine settimana al mare . Affardellai la mia roba velocemente . Legai il mio sacco a pelo verde nel portapacchi anteriore del mio Px blu. Salutai Mamma e Papà e partii. Raggiunsi Franco e Paolo a Castelmaggiore . Paolo mi disse ” Oh Regaz io vengo ma poi torniamo a casa in tempo per la partita?? Domenica sera c’è la finale del Mondiale . ” Certo che si ” dissi al Bibendum “la voglio vedere anche io , mi pare che c’è alle 8 di sera ma siamo in vespa e se facciamo la via Emilia credo che non avremo problemi ” . Così Partimmo tutti e tre in fila indiana imboccando la via Emilia , la strada per la Riviera . La mattina era splendida , l’aria era fresca , pulita e profumava di estate. Il sole ci riscaldava la pelle . Che splendida sensazione era percorrere la strada con le nostre vespe , l’aria tra i capelli ( che comunque portavamo legati per evitare di impazzire dopo con la spazzola,sopratutto io che avevo i boccoli ) mentre un rinnovato senso di libertà ci pervadeva l’anima e l’amicizia , che ci faceva vibrare il corpo , esplodeva in sorrisi complici e sonore risate . Il viaggio fu tranquillo ricordo che raggiungemmo Riccione senza troppi problemi . In un ‘Italia che stava attraversando un periodo economico florido ,la nuova borghesia sfrecciava con auto nuove spesso lussuose sull’ autostrada per il mare. La via Emilia era riservata al traffico locale ed era di fatto estremamente tranquilla nel suo scorrere lento, quasi a volere godersi anch’esso quella splendida e calda estate .Raggiunta infine Riccione come ogni fine settimana dell’estate ,passammo tutta la giornata al mare con la nostra compagnia di Bologna che ritrovammo immancabilmente al Columbus, Lucone in testa. Io come al solito ,quel pomeriggio, mi misi a dormire ai giardini del Columbus , prendendomi l’ennesimo gavettone da Fabietto . Il pomeriggio trascorse veloce tra giochi , risate ed infinite chiacchere . La sera ,dopo avere mangiato un pasto frugale a base di piada Romagnola ,ci ritrovammo al Columbus da dove decidemmo ,come al solito di passare l’intera serata alla Mecca. La Mecca . L’ho già citata così tante volte ,ma nel mio cuore essa occupa un posto speciale. Per me baioso ,per noi tutti Bolognesi l’estate voleva dire Riccione, Mare,Columbus,Ragazze e Mecca. Queste cinque parole bastavano per definire una estate perfetta .E quell’anno , quell’estate ,quella del 1982 ,fu per me perfetta . Finimmo la serata a ” fare finta” di dormire vicino al Columbus a ridere e scherzare fino all’alba quando il sole ci accolse con le sue
calde braccia.

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DOMENICA 11 LUGLIO

E arrivò la domenica con tutto il suo colorato caos , il trambusto delle famiglie che affollavano gli stabilimenti balneari e il vociare tipico delle giornate di vacanza al mare . Il tempo trascorreva veloce . Noi Bolognesi Passammo l’intera giornata al mare al Columbus , a ridere , a scherzare, a conoscere ragazze , a giocare a pallone tra di noi .Arrivarono le 6 del pomeriggio e Paolo cominciò ad innervosirsi . Franco era intento a parlare con due ragazze . Io ero con Lucone e Mauk a parlare come solito di musica e Dj . Paolo si avvicinò a Franco lo prese da parte e gli disse ” OH! Smolla il colpo che partiamo io voglio arrivare in orario a casa c’è la Finale del Mondiale mica la voglio perdere ” . A me , che avevo sentito tutto , vedendo la faccia di Franco , che era quella di chi si diceva tra sè ” ma proprio adesso? ” , partì uno sghignazzo .A malincquore Franco accontentò il Bibendum , si congedò dalle ragazze che , lo salutarono dispiaciutissime . Così dopo esserci congedati da tutti noi tre partimmo veloci con le nostre vespe direzione Bologna .Il viaggio fu insolitamente tranquillo perchè pensavamo di trovare molto più traffico sulla via del rientro .Arrivammo per tempo . Franco , Io e Paolo ci salutammo a Castelmaggiore sulla piazza e poi ognuno procedette verso casa sua . Ricordo che al mio paese, Funo , pochi minuti prima della partita le strade erano deserte ,avvolte in un silenzio irreale , un silenzio che era carico delle aspettative di un’intera Nazione . Tutte le famiglie stavano davanti alla televisione trattenendo il fiato aspettando il fatidico e storico calcio d’inzio . Così In un paesaggio quasi spettrale, arrivai a casa .Ricordo che mangiai coi miei guardando la partita . Una partita indimenticabile rotta dai boati che riecheggiavano dalle case con le finestre aperte ad ogni gol dell’Italia. Il resto è Storia . Finisce 3 a 1 . L’italia vince il mondiale. La partita ancora non era finita che già sentivo la gente in strada che aveva incominciato a festeggiare . Io venni preso da un attimo di stanchezza e mi stesi un poco sul letto , mi assopii qualche minuto , ma fu solo un momento perchè mi alzai . Mi accorsi anzi che non avevo affatto voglia di stare in casa . A quei tempi non c’era il cellulare o FaceBook o Whatsapp . Oltretutto io non avevo nemmeno il telefono . Difficile era organizzare qualcosa su due piedi comunque . Mi lavai velocemente mi cambiai e mi apprestai ad uscire di nuovo . Non era prestissimo credo fosse a cavallo delle 22 di sera . Mamma mi disse stupita ” Andrea che fai esci di nuovo?” . Non dissi nulla la baciai sulla guancia ed usci sorridendo . Di sotto inforcai la vespa e partii verso Bologna . Durante il tragitto era tutto un susseguirsi di auto strombazzanti di gente che agitava bandiere coi colori dell’Italia . Era tutto uno sventolio di tricolori, e urla e clacson impazziti e voci festanti. Ovunque la gente si abbracciava in strada , ovunque si festeggiava . Io procedevo piano e salutavo calorosamente tutti coloro che incrociavo sulla strada ricambiato . Arrivato a Castelmaggiore tirai decisamente dritto verso Bologna . Arrivato in città in via di Corticella rallentai . Vicino al bar principale sulla via si era radunata una folla di ragazzi festanti. Rallentai ancora e finalmente la vidi in mezzo alla sua compagnia . Un sole radioso , con una maglietta bianca e dei pantaloni attillatissimi neri che le fasciavano il corpo , si agitava sinuosamente al passaggio di ogni macchina sventolando la bandiera Italiana . Mi fermai vicino al suo gruppo ma non feci quasi in tempo ad arrestare la vespa che Deborah mi vide e mi corse incontro travolgendomi con un abbraccio che mi fece barcollare sulla vespa . ” finalmente sei arrivato . ” Mi guardava con quei suoi occhi nocciola grandi e profondi , interrogativi. ” Io e Deborah stavamo assieme da qualche settimana . Ci eravamo conosciuti per caso un giorno per strada . Io e Franco stavamo percorrendo la via di Corticella quando io la vidi chiacchierare sul marciapiede con la sua amica del cuore Roberta . Una figura esile magra magra , capelli lunghissimi che le accarezzavano la vita , lisci , splendidamente rossi con due occhi nocciola grandi e ciglia lunghe da cerbiatta , un nasino da peccatrice e labbra morbide e carnose. . Ne fui tanto colpito che fermai quasi inchiodando la vespa proprio vicino a lei . Ricordo che lei stupita mi guardava mentre io stavo seduto fermo sulla mia vespa mentre la fissavo sorridendo . Ci guardammo per lunghissimi secondi . Ricordo il largo sorriso che Deborah mi fece . Così scesi dalla vespa e attaccai bottone. Franco che non se ne era accorto ,non vedendomi più dietro la sua vespa tornò indietro per cercarmi. Fu così che le conoscemmo. Deborah era una ragazza , dolcissima ,solare veramente speciale ,affascinata dal mio essere baioso. Incominciammo così a frequentarci spesso .In quella sera magica io, che l’avevo lasciata tutto il fine settimana per stare al mare con gli amici , steso sul letto di casa, assopito ,incomincia a interrogarmi su come mai finivo sempre per stare con i miei amici piuttosto che stare con Lei . Presi così a darmi dello stronzo . I sensi di colpa mi assalirono . ” Ma come ! Purio stai assieme ad una ragazza così carina e la pianti e vai al mare . Sono proprio uno stronzo ” pensai . Volevo vederla quello era il motivo vero che mi spinse ad uscire . Ora eravamo vicini l’uno all’altro e lei mi guardava con quei suoi occhi nocciola cosi brillanti . Ricordo che le dissi “Andiamo a fare un giro ?” ” Dove ?” mi chiese lei ed io ” A villa Torchi ” ( il parco pubblico di Corticella). Deborah mi abbracciò di slancio di nuovo “Certo che ci vengo” mi disse,”Mi sei mancato tanto sai bandito”. E poi rivolgendosi alle sue amiche “Ciao ragazze io vado con il Purio a fare un giro ” Disse Deborah salutandole . La Cinzia e la Roberta mi fulminarono con lo sguardo . Franco non era con me e la Roberta , a cui Franco piaceva tanto masticò amaro. Ma Roberta dovrà farsene una ragione perchè la cosa, per Franco,non era reciproca . Deborah saltò sulla mia vespa sinuosa come un gatto . Partii veloce mentre sentivo che Deborah si stringeva forte forte a me abbracciandomi in vita. Raggiungemmo Villa Torchi che non e molto distante dalla via di Corticella . Parcheggiai a lato dell’entrata al Parco , ma non feci in tempo a dire nulla che già Debora mi abbracciava di nuovo forte , Stavolta ,lontano dalle sue amiche pettegole , la strinsi forte a me e ci baciammo ,più e più volte , La luna ci sorrideva complice mentre ci abbracciava dolcemente. Tutto intorno a noi impazzava la festa . E tutto era meravigliosamente bello . Era Luglio . Avevo 20 anni .L’estate era appena incominciata e sapevo in cuor mio che sarebbe stata una magnifica estate.